Il 25 aprile vogliamo celebrare la memoria della resistenza di tutte quelle donne e quelle lesbiche che pagarono con la vita la disobbedienza a un regime che ne soffocava la dignità e la libertà. Quella storia ci appartiene e non è certo finita. Per noi, donne e lesbiche, la resistenza è, ancora oggi, al fascismo in tutte le sue forme: violenza, sopraffazione, negazione di diritti, discriminazione.
La nostra pratica antifascista vive nell’antisessismo quotidiano, perché siamo convinte che non si possa praticare l’antifascismo senza interrogarsi e combattere contro sessismo, eterosessismo e machismo. Lottiamo contro queste logiche di controllo, di coercizione e di sopraffazione, espressioni di cultura fascista, che permeano le leggi dello stato e, subdolamente mascherate, influenzano anche le nostre relazioni e i nostri vissuti. Il 25 aprile lottiamo per liberarci da FASCISMO, RAZZISMO, SESSISMO e OMOFOBIA. Liberiamoci dalla famiglia patriarcale e dalla maternità “imposta come dovere”, non come scelta consapevole. Lottiamo CONTRO l’integralismo bigotto e ipocrita della chiesa, CONTRO la strumentalizzazione politica dei nostri corpi come “facile e comodo” canale di consenso elettorale in una retorica FASCISTA che cerca di limitare la capacità di scelta autonoma ed indipendente delle donne.
Contro i continui attacchi alla nostra libertà di scegliere se e come abortire, contro il tentativo di boicottaggio della pillola RU-486,
parteciparemo anche alla manifestazione LIBERE DI SCEGLIERE, in occasione del primo consiglio della giunta Zaia, lunedì 26 aprile ore 10.00 a Palazzo Ferro Fini, sede della regione!!
l sesso e il genere. L'esclusione delle donne nelle società moderne. Di Eleni Varikas, EdizioniAlegre.
Cos’è il genere? Su quali presupposti e principi teorici
si fonda? Quali griglie di lettura abbiamo per pensare la “differenza tra i
sessi?” Quali concetti permettono di comprendere le logiche di esclusione delle
donne nelle società moderne?
Al
di là del determinismo biologico, questo libro analizza la categoria del sesso
in termini di rapporti sociali e di potere. Con un approccio che sottolinea le
“diffenziazioni” piuttosto che “la differenza”, l’autrice mette in luce come il
genere sia storicamente un principio organizzatore della politica, che ordina la
diversità umana in due gruppi costituiti in modo gerarchico e autoritario. Sesso
e genere possono invece essere ripensati come ricerca di modalità di
autodefinizione democratica delle cittadine e dei
cittadini.
AUTRICE:
Eleni Varikas, di doppia cittadinanza greca e francese, insegna scienze
politiche e teoria di genere all’Università Paris VIII ed è ricercatrice al
Cnrs. La sua opera Penser le sexe et le genre, qui tradotta, è stata
pubblicata da Puf, Paris 2006. I suoi scritti sono stati tradotti in
inglese, tedesco, portoghese, spagnolo, turco e greco. La sua pubblicazione più
recente è Les
rebuts du monde. Figures
du paria,
Stock, Paris 2007
È l’8 marzo ma non c’è nulla da festeggiare.
Le violenze e gli stupri contro le donne sono all’ordine del giorno e la cultura patriarcale e sessista le strumentalizza per giustificare i pacchetti-sicurezza xenofobi e razzisti.
La donna è la prima vittima della crisi economica: la detassazione dello straordinario è stata finanziata con i fondi destinati ai progetti e ai centri contro la violenza. E’ stata cancellata la legge contro le dimissioni in bianco, è stata innalzata a 65 anni l’età per poter far andare in pensione le donne e il governo si sta preparando per ridurre i tempi per i congedi di maternità.
Perdura l’emergenza dei consultori pubblici nella nostra regione, costantemente sotto attacco: si chiudono consultori e si riducono gli orari in continuazione; l’obiezione di coscienza all’interruzione di gravidanza, in Veneto attorno al 90% dei medici, obbliga le donne ad inaccettabili ritardi nelle prestazioni o addirittura alla migrazione verso le strutture sanitarie di altre regioni. E adesso la Regione Veneto ha pure emanato una delibera affinché ai consultori si affianchino le strutture del “Movimento Per la Vita”, organizzazione confessionale antiabortista che già da alcuni anni prova ad imporre la sua presenza moralistica nelle strutture dove si pratica la IVG. Oltretutto verrebbero pagati con i soldi pubblici!!
DAVANTI A TUTTO QUESTO NOI OGGI SCEGLIAMO LA LOTTA!!
Contro la violenza su donne e lesbiche, contro le politiche del lavoro sessiste e discriminatorie nei confronti delle donne e contro le politiche sicuritarie razziste.
Per il potenziamento dei consultori pubblici, laici e gratuiti, rispettosi delle scelte delle donne; vogliamo più accessibilità a contraccettivi e alla RU486 e provvedimenti volti a garantire la presenza costante di medici non obiettori in qualsiasi struttura che pratichi l’interruzione volontaria di gravidanza.
PER UN OTTO MARZO CONTRO LE INGERENZE VATICANE SUI NOSTRI CORPI
Giovedì a Venezia si è tenuto un rumoroso e lumiso corteo contro la violenza degli uomini sulle donne. Il corteo, che ha fatto sfilare assieme le donne dell'ass.194, donne veneziane e alcune giovani studentesse, ha sicuramente attirato l'attenzione delle molte lavoratrici che proprio a quell'ora transitano per piazzale roma per tornare a casa dal lavoro. Molte sono state quelle che pur non partecipando al corteo si sono fermate un pò, hanno chiesto informazioni e preso dei volantini.
Dopo un lungo sit in corteo ci siamo lentamente spostate verso campo S.Geremia dove ci sono stati gli internenti finali ed è stato distribuito alle partecipanti una piccola guida di autodifesa.
Una donna su tre al mondo è vittima di stupri e di violenze per mano maschile. Da un'indagine Istat del 2006 emerge che in Italia 7 milioni di donne tra i 14 e i 59 anni hanno subito violenza, fisica o sessuale, nel corso della loro vita, dentro e fuori la famiglia. Gli stupri e i tentati stupri avvengono ad opera di familiari. Solo il 3,5% avviene per mano di estranei. Più frequentemente si tratta di amici (23,8%), conoscenti (12,3%), fidanzati o ex fidanzati (17,4%), mariti o ex mariti (20,2%). I luoghi più a rischio sono i più familiari. Solo il 21% delle violenze sessuali avviene per strada. Nel resto si tratta di casa propria, di case di amici, di parenti o dell’aggressore. Quando avviene la violenza sessuale, questa è spesso violenza ripetuta e le donne non se la sentono di denunciarla nel 90% dei casi. Un terzo delle donne non ne parla con nessuno. QUESTI NON SONO NUMERI ASTRATTI, QUELLE DONNE SIAMO NOI ! ! !
Le donne, fin dalla più tenera età, sono condizionate ad accettare di recitare dei “ruoli”: essi comprendono stili di comportamento, attitudini, valutazioni, giudizi morali. Questo sistema dei ruoli è continuamente reiterato ed incoraggiato dai prodotti culturali, dai media, persino dai programmi scolastici. L’addestramento sociale su quanto si conviene alle donne e quanto si conviene agli uomini insegna alle prime ad essere vittime, ed ai secondi ad essere aggressori. L’alta incidenza degli stupri e delle violenze sulle donne è semplicemente uno dei risultati dello sbilanciamento di potere fra uomini e donne. Ci si attende che le donne assumano, nei riguardi degli uomini, un atteggiamento subordinato in quanto ritenute inferiori: di conseguenza, lo stupro non è che una logica estensione di tale rapporto di dominio. DENUNCIAMO la cultura dello ‘stupro’ di cui si nutre la società patriarcale! VOGLIAMOabbattere la relazione di dominio fra uomini e donne, condurre una battaglia culturale che sconfigga una volta per tutte patriarcato, maschilismo, sessismo e omofobia, per cominciare a costruire un nuovo patto di convivenza tra uomini, donne, lesbiche, gay, trans!
Casi recenti dimostrano inoltre come i media e le alte cariche istituzionali vorrebbero portare le donne a pensare che un toccamento casuale o un commento a sfondo sessuale non siano altro che una forma di elogio alla loro “desiderabilità”. La mancanza di chiarezza su cosa sia un comportamento insultante per una donna e l’ambivalenza con cui i media considerano questi fenomeni, fanno sì che essi non vengano riconosciuti come aggressioni. DENUNCIAMO la mistificazione della violenza maschile agita attraverso un linguaggio sessista e rispondente ai desideri maschili!
Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell’usare le donne che subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere l’attenzione dal fatto che la violenza contro le donne la compiono sempre uomini di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano. DENUNCIAMO LA VIOLENZA...
Oggi nella nostra città sfileranno i fanatici antiabortisti del
“Movimento Per la Vita”, gli stessi che dal 2006 con una proposta di
legge (il famoso pdl3) tentano di imporre la presenza di volontari
cattolici e della loro morale all’interno di consultori e corsie
ospedaliere. Sono gli stessi che considerano un embrione più importante
della vita di una donna, e che non vogliono rispettare la libertà di
scelta del testamento biologico. Ma quale “vita” pensate di difendere? Queste persone non hanno il diritto di imporci le loro idee!!
Noi del collettivo femminista e lesbico VengoPrima!, che insieme
all’Assemblea 194 ed altre/i cittadine/i nel 2006, abbiamo già fermato
con una grande mobilitazione il pdl3, ribadiamo l’importanza
dell’autodeterminazione delle donne e della libertà di scelta
responsabile in ogni fase della vita.
E per questo vogliamo il potenziamento dei consultori pubblici, laici e
gratuiti, rispettosi delle scelte delle donne; campagne di informazione
su contraccezione, prevenzione e salute; accessibilità economica e
facile reperibilità di tutti i contraccettivi, compresa la pillola del
giorno dopo; possibilità di ricorrere a tecniche non chirurgiche e meno
invasive di aborto come la Ru486; provvedimenti volti a garantire la
presenza costante di medici non obiettori in qualsiasi struttura che
pratica l’interruzione volontaria di gravidanza e la modifica della
legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita.
Inoltre accogliamo e rilanciamo l’appello NO VAT 2009per un 14 febbraio a Roma che rivendichi:
AUTODETERMINAZIONE, LAICITA’, ANTIFASCISMO, LIBERAZIONE E CITTADINANZA .
Concentramento in Piazza della Repubblica – ore 14
A
ottant´anni dai Patti lateranensi tra Pio XI e Mussolini (11 febbraio
1929), in piena crisi del sistema neoliberista permangono le connivenze
tra stato autoritario e Vaticano, vero cuore del Concordato. Decenni di
sdoganamento istituzionale del fascismo trovano rispondenza nel
revisionismo di Ratzinger su Pio XI e Pio XII, complici del fascismo,
del nazismo e della deportazione ed eliminazione di donne e uomini
considerati ‘diversi’.
Stipulati
per la difesa dei reciproci privilegi, i Patti lateranensi e la loro
versione aggiornata nel Concordato dell´84 sono potenti strumenti di
controllo. In loro nome la religione cattolica e i suoi simboli
continuano ad imperversare, alimentando la logica dello "scontro di
civiltà" e un clima in cui autodeterminazione, laicità, ateismo e
libertà di pensiero sono stigmatizzati e spesso puniti come atti di
terrorismo culturale.
La
manifestazione NO VAT - rivendicando autodeterminazione, laicità,
antifascismo, liberazione e cittadinanza - ha l´obiettivo di denunciare
il progetto di egemonia del Vaticano e la sua funzionalità ad un
sistema sessista, fascista e razzista, nonché il suo ruolo nella
gestione delle crisi del sistema neoliberista.
Come in un gioco delle parti, in tempi di crisi economica, a un welfare differenziale
e ridotto all´osso alla progressiva distruzione di uno stato sociale
che, almeno sulla carta, offriva garanzie a tutte e tutti, la chiesa fa
eco con "soluzioni" caritatevoli discriminatorie e familiste.
Intanto
i tagli all´istruzione e alla sanità pubblica continuano a garantire un
incessante flusso di denaro nelle casse di scuole e università
confessionali, di cliniche e ospedali cattolici.
La
distruzione della scuola pubblica denunciata dall'"onda studentesca"
dell´autunno 2008, ha non solo la finalità di indirizzare altrove le
risorse, ma anche quella - ben più grave nei tempi lunghi - di
sottrarre alle nuove generazioni gli strumenti di conoscenza, di
crescita del senso critico e di conseguente lettura dei meccanismi di
potere.
In
Italia le associazioni cattoliche ingrassano il portafogli tra
interventi sociali e gestione diretta di alcuni CIE - Centri di
identificazione ed espulsione - e CARA - Centri d´accoglienza dei
richiedenti asilo. Così facendo avallano la gestione securitaria del
fenomeno dell´immigrazione e controllano un esercito di riserva di
lavoratori e lavoratrici provenienti da altri paesi. E intanto si
accaparrano la gestione delle emergenze internazionali per moltiplicare
il business: aids, campi profughi, aiuti umanitari.
Sul
piano ideologico, le gerarchie vaticane difendono e rafforzano la
subordinazione patriarcale di un sesso all´altro, facendo guerra...
In preparazione della manifestazione del 13 dicembre ADESCHIAMO I DIRITTI
contro il ddl Carfagna,a Roma, il collettivo VengoPrima!
vi invita al cineforum, organizzato dall'Assemblea194di Venezia e
Mestre, sul tema della prostituzione. Fenomeno complesso continuamente
affrontato in maniera riduttiva e moralistica, senza ascoltare le voci di
quelle persone che praticandola vorrebbero essere tutelate con dei diritti e
protette dalle violenze e dallo sfruttamento di chi le riduce in schiavitù.
Le istituzioni, attraverso le leggi come il ddl Carfagna, cercano di
nascondere questo fenomeno facendolo apparire come un problema di decoro
pubblico, spazzandolo sotto il tappeto e mettendolo fuori legge. Con questi
film proposti dal cineforum si vuole lasciar parlare la prostituzione stessa
attraverso storie di vita diverse tra loro; a volte sono storie crude e
crudeli, a volte parlano di libere scelte di donne che ritengono che
prostituirsi sia semplicemente un lavoro. Tre film per pensare, ripensare e
dibattere sul tema caldo della prostituzione, sulla sua criminalizzazione e sui
falsi moralismi connessi ad essa.
Giovedì 27 novembre 2008 h.21
Lilja 4-ever
Svezia, 2002
di Lukas Moodysson con Oksana Akinshina, Artyom Bogucharsky, Tomasz Neuman.
Vincitore di numerosi premi internazionali.
Adolescente nel deserto sociale del post-crollo sovietico, Lilja sogna
di emigrare, anche solo per dire addio a quei coetanei che nel branco
ridono di lei. Tutto sembra bloccato, la miseria economica è miseria e
meschinità sociale, ruvida competizione per le magre risorse.
L'Occidente ricco e opulento tanto sognato si rivelerà più che una
delusione.
Dalla
presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con le
ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima di
intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme al ddl si
sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare l’allarme sociale e la
paura dei cittadini. Sulle persone socialmente «deboli» (della cui sicurezza
non ci si preoccupa), si vuole oggi indirizzare l’insicurezza e la paura della
gente facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di
un Paese che sta impoverendo in tutti i sensi.
La «sicurezza» sta diventando l’abbaglio e il pretesto per
escludere e discriminare i più «deboli», i «diversi» e gli «stranieri», nei
confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni che
si fanno passare come normali, endemici e scontati atti di violenza
metropolitana, sottacendone l’origine razzista, sessista, omo-transfobica.
Sulla paura e sull’insicurezza si sono costruite campagne
che non risolvono ma ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non
considerare le cause cercando semplicemente di eliminare gli effetti per mezzo
della ricetta più semplice, quella di nascondere.
Esattamente
quello che si statentando di fare con
la prostituzione: renderla invisibile.
Ma in questo modo
non si tutelano i diritti di nessuno. In questo modo si riducono i diritti di tutti:
·il ddl Carfagna sulla
prostituzione non tiene assolutamente in considerazione l’esperienza di tutte
quelle persone (trans, donne, uomini) che hanno scelto liberamente di vendere
prestazioni sessuali, né risponde ai bisogni delle persone che esercitano la
prostituzione per vivere o sopravvivere. Le emargina soltanto, senza neppure
offrire una alternativa;
·inoltre,
contrariamente a quanto afferma il Governo, il ddl aggrava la condizione di chi
è sfruttato ed è vittima della tratta di esseri umani, fenomeno molto
frequente, che riguarda moltissime persone straniere che si prostituiscono in
strada, spingendo le persone nel sommerso di
appartamenti e locali, rendendole irraggiungibili e completamente...