Albenga. Mauro Aicardi denuciato per istigazione all’odio razziale.
La Procura di Savona ha aperto un fascicolo sulla frase postata da Mauro Aicardi su facebook. Istigazione all’odio razziale il reato contestato al leghista ingauno. L’agricoltore si trova così a dover rispondere di una frase che ha scosso le coscienze di migliaia di persone che si sono attivate, sempre via web, per chiedere le sue dimissioni dal consiglio comunale.Sono decine le pagine google dedicate alla frase sui forni per gli immigrati, giornali web e quotidiani che hanno dedicato intere pagine sul caso del leghista che è difeso a spada tratta dalla sua gente e dal sindaco Guarnieri. Mauro è un uomo simpatico e un bravo ragazzo, ma deve aver scritto con troppa leggerezza una frase che suscita ricordi dolorosi per la tragedia vissuta dagli ebrei.Seguendo la scia di affermazioni dei suoi capi, da Calderoli a Borghezio, non ha compreso di aver toccato un tasto e un nervo ancora aperto nella memoria di tanti. Le scuse di Mauro non sono bastate e neppure la chiusura della sua pagina facebook, il Procuratore di di Savona Francantonio Granero ha aperto un fascicolo e Aicardi dovrà affrontare un procedimento delicato per il reato di istigazione all’odio razziale.Se fosse costretto alle dimissioni, dopo il clamore mediatico che lo ha investito, la maggioranza del sindaco Guarnieri sarebbe praticamente finita, o in ostaggio dei centristi Pollio e Cangialosi. Ecco che la Lega è costretta a fare quadrato intorno al suo consigliere ed evitare che lui si dimetta. Di diverso avviso l’opposizione che chiede la testa del consigliere e le sue dimissioni immediate.fonte: Albenga Corsara
Genova, studentessa colombiana massacrata di botte per aver reagito a una pallonata in faccia
L'hanno massacrata di botte dopo che lei si era rifiutata di «fare quattro tiri a calcio» con loro. Per questo le hanno prima tirato una pallonata in faccia poi, di fronte alle sue proteste, l'hanno presa a calci e pugni lasciandola a terra con una gamba rotta. È successo lo notte scorsa in piazza Caricamento, nel centro storico di Genova, una delle zone più frequentate da cittadini stranieri, vittima una studentessa colombiana di 24 anni.L'aggressione. La giovane ha denunciato alla polizia che stava transitando nella piazza quando è stata avvicinata da quattro giovani con un pallone. «Avevano circa vent'anni ed erano stranieri - ha detto agli agenti -. Mi hanno chiesto se volevo giocare con loro, ma io ho rifiutato e ho cercato di allontanarmi». Senonchè uno di loro, in segno di derisione, ha tirato una pallonata contro di lei che l'ha colpita in faccia. A quel punto la studentessa, sempre stando alla sua denuncia, si è girata e ha protestato. Ma invece delle scuse ha ricevuto calci e pugni: i quattro le si sono avventati contro e l'hanno massacrata di botte, colpendola con calci e pugni e lasciandola a terra con una gamba rotta.I soccorsi. In soccorso della colombiana sono intervenuti alcuni passanti tra cui lo stesso fidanzato della giovane. La sudamericana è stata trasportata al pronto soccorso dell'ospedale Galliera, dove le è stata diagnosticata la rottura della tibia e del perone, e una prognosi di 30 giorni. La polizia sta cercando di risalire ai quattro giovani autori del pestaggio.fonte: il Mattino
CONSIGLIO UE: RAZZISMO, ITALIA RISPETTI CARTA SOCIALE EUROPEA
L'Italia ancora nel mirino delle autorità europee. Il richiamo arriva dal comitato del Consiglio d`Europa che vigila su come gli Stati membri applicano quanto stabilito dalla Carta sociale europea, ratificata anche dall'Italia.Il rapporto presentato punta il dito contro la carenza di politiche necessarie al mantenimento dei diritti degli immigrati, rom e sinti. In modo particolare sulla questione degli alloggi. Già il 5 aprile 2011, il governo Berlusconi aveva sottoscritto una richiesta della Commissione di redigere un piano strategico nazionale per l`integrazione dei Rom in grado di intervenire su quattro punti chiave: lavoro, scuola, salute e abitazione. Il termine stabilito dalla Commissione per la stesura del piano, fissato al 31 dicembre dell`anno scorso, per l`Italia è stato prorogato al 28 febbraio, visto il cambio di governo. Obiettivo finale della Commissione europea è l`integrazione dei rom in una cornice strutturata di lotta all`esclusione sociale e alla povertà. L`Europa in particolare chiede all`Italia di facilitare l`accesso alla cittadinanza per i rom che risiedono in Italia da diversi anni; l`assistenza nell`accesso al mercato del lavoro; un programma nazionale per offrire condizioni dignitose a chi vive nei campi; l`intervento sul piano dello scorso governo sull` emergenza nomadi. Criticate fortemente anche alcune posizioni delle amministrazioni locali. L'accusa è quella di negare agli immigrati regolari facilitazioni per l'accesso alla casa. Atteggiamento in contrasto con la Carta Sociale. Alla Commissione non piace nemmeno il comportamento intollerante di alcuni politici italiani. L'Europa è ancora in attesa di misure, in grado di impedire l'uso propagandistico di argomenti contro rom ed immigrati.fonte: Justice TV
Non gli dà una sigaretta: insulti razzisti e botte. Condannato „Non gli dà una sigaretta: insulti razzisti e botte. Condannato
Non gli dà una sigaretta: insulti razzisti e botte. Condannato„L'8 marzo 2009 con un amico aggredì e insultò con ingiurie razziste un eritreo di 24 anni, al quale sottrasse anche il cellulare: la colpa dell'eritreo era quella di aver rifiutato una sigaretta ai due. Il tribunale di Bologna ha condannato per ingiurie aggravate da motivazioni razziste l'aggressore - un ragazzo di 26 anni di origine bosniache, incensurato - a 20 giorni di permanenza domiciliare.Previsto dal Tribunale anche un risarcimento del danno morale, fissato nella somma di 5.000 euro, provvisoriamente esecutiva, e la rifusione delle spese di costituzione e difesa della parte civile. Il fatto avvenne attorno alle quattro del mattino in via Fioravanti, nella prima periferia. L' eritreo stava camminando per strada insieme alla moglie, venne avvicinato dai due giovani, l'altro era un italiano di 22 anni con precedenti per lesioni, che è poi stato condannato separatamente con rito abbreviato dal Gup per l'aggressione. Gli chiesero la sigaretta. Davanti al rifiuto, i due aggredirono il giovane che, nella colluttazione, oltre ad essere insultato con frasi razziste, venne 'alleggerito' del cellulare e colpito da un calcio al basso ventre. Intervenne una volante e i due furono arrestati. L'eritreo si fece medicare all'ospedale. L'arresto fu per rapina, lesioni e ingiurie aggravate da motivazioni razziste.„Il tribunale ha deciso per l'assoluzione dalla rapina perché il fatto non sussiste. Secondo i giudici non emerge una prova adeguata di un atto di impossessamento del telefono, perché la violenza era connotata "da semplici intenti provocatori e di spregio razziale". I giudici comunque ammettono che il cellulare almeno per breve tempo è stato nelle mani degli aggressori. Riguardo alle lesioni, il Tribunale ha dichiarato il reato non procedibile per difetto di querela. In realtà il ragazzo, con il suo avvocato Andrea Ronchi, aveva presentato querela. A quanto pare però nel fascicolo non è finita. E l'altro italiano, quello che ha fatto l'abbreviato, è stato condannato anche per lesioni. D'altronde nel processo c'era già un altro 'buco': relativo a trascrizioni che non c'erano nel fascicolo, quelle dell'agente di polizia che intervenne in via Fioravanti e che è dovuto tornate due volte a deporre.“Fonte: Bologna Today
L'allenatore Simone denunciato per razzismo
La giustizia francese ha aperto un' inchiesta per «insulti razzisti» contro l' allenatore del Monaco, l' italiano Marco Simone. L'episodio risale allo scorso 15 agosto: secondo la denuncia di un agente, l' ex giocatore del Milan si trovava all' aeroporto parigino De Gaulle in compagnia di un bambino che giocava davanti a una signora su una sedia a rotelle. Invitato dall' agente a sorvegliare il bambino, Simone l' avrebbe insultato a più riprese.fonte: Corriere
Razzismo nel calcio, l’osservatorio denuncia 28 episodi in questa stagione
Quale è la situazione del razzismo negli stadi e nelle tifoserie italiane?Mi è capitato, anche di recente, sentire dirigenti della FIGC dichiarare che nel calcio italiano non c’è razzismo. Con il mio libro, dove ho utilizzato prevalentemente i dati della giustizia sportiva, ho voluto dimostrare che il razzismo in Italia c’è. D’altra parte, la media è di circa 50 episodi per ogni stagione calcistica, che è una cifra molto più alta di quella registrata in altri campionati. Quest’anno ne abbiamo registrati già 28, un numero alto, anche perché riguardano quasi esclusivamente cori e non più anche gli striscioni. Ma non mi sembra che qualcuno ha sollevato il problema. Anzi. Le ammende per gli episodi razzisti vengono ormai relegati nelle “notizie brevi”. L’altro dato importante è che, il totale delle ammende che le Società sportive hanno dovuto pagare per la “responsabilità oggettiva” (cioè per i cori dei suoi tifosi) è di circa 100mila euro. Da anni chiediamo che questi soldi vengano utilizzate per iniziative apertamente antirazziste. Un altro dato che contraddistingue negativamente l’Italia è che nessun giocatore ci mette la faccia contro il razzismo. Molti di loro fanno cose molto importanti per il sociale, ma, caso strano, nessuno se la sente di dichiararsi apertamente e fortemente contro il razzismo. Mi è capitato di partecipare ad un incontro europeo indetto dalla UEFA contro il razzismo. C’erano calciatori testimonial di ogni paese. Non c’era però nessun calciatore italiano!Quali sono le tifoserie più intolleranti d’Italia e nella fomentazione dell’odio quanto conta il legame tra la politica e le curve?Alla fine del libro “Che razza di tifo” ho allegato un riassunto statistico degli ultimi 10 anni, riportando tutte le 99 tifoserie coinvolte. Le più “punite” sono state Verona (60 episodi), Lazio (58), Ascoli (28), Padova (23), Juventus (21), Roma (20). Guarda caso, quasi tutte tifoserie in cui la componente di estrema destra era la più rilevante. Il legame politico c’è stato soprattutto a partire dalla fine degli anni Ottanta/primi anni novanta, quando c’è stata una volontà esplicita di “occupare” le curve. Ma poco o nulla è stato fatto. Spesso le tifoserie di estrema destra hanno utilizzato la violenza per dominare in curva, mischiando poi il proprio potere sulla gestione del business della curva. Nell’attuale stagione 2011/12, almeno fino ad oggi, abbiamo registrato 28 episodi, messi in atto da ben 20 tifoserie. Quindi una diffusione piuttosto ampia. Con l’eccezione della Fiorentina (che è stata inserita per i cori degli stessi tifosi viola contro il suo allenatore Mihajlovic, “colpevole” di essere uno “zingaro”), ritroviamo le “solite” tifoserie: Lazio, Verona, Padova. Una new entry è il Prato, e andrebbe capito come mai. Tra le vittime più prese di mira, i giocatori di Bari, Inter, Catania e Como. Ma in Italia non è mai stata attuata la norma che prevede di risarcire le squadre che subiscono più episodi di razzismo.fonte: Panorama
Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „Imprenditore edile condannato per insulti razzisti a sindacalista
Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova„Aveva insultato, attingendo a un repertorio razzista, il sindacalista senegalese della Fillea Cgil Boubacar Niang, intervenuto nel 2010 in un suo cantiere stradale per un'ispezione.LA CONDANNA. Un episodio che è costato caro a un imprenditore edile di Forlì, Claudio Rossi, condannato ieri dal giudice Nicoletta De Nardus del tribunale collegiale di Padova a 8 mesi di reclusione per ingiurie aggravate dalla discriminazione razziale e diffamazione. 2 mesi per le sole ingiurie, invece, al figlio Cristian Rossi.IL SINDACALISTA. "È un segnale forte, non solo per me, ma per tutti - commenta soddisfatto Boubacar - La giustizia si è mossa nell'unica direzione possibile, quella della tutela del rispetto reciproco delle persone e delle regole. Auguro che la sentenza di oggi sia un segnale forte per un futuro di convivenza tra le persone".“Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova„CGIL. "Non riconoscere a un lavoratore di colore il diritto ad essere sindacalista, e insultarlo manifestando disprezzo per le sue origini è un fatto che non va sottovalutato - gli fa eco il segretario della Fillea Cgil Marco Benati - e così è accaduto: dopo 'solo' un anno e mezzo dai fatti siamo pervenuti ad una sentenza che ci soddisfa. È un segnale positivo per la comunità e per le tante persone che apprezzano il lavoro difficile che Boubacar Niang svolge ogni giorno".“Fonte: Padova Oggi
Gli insulti razzisti… a quelli del paese vicino “Puzzate come vacche”: volano parole grosse tra i bulli di Oristano e provincia Gli insulti e le aggressioni razziste non sono solo quelle rivolte ai cittadini stranieri. Anche tra i conterranei, a volte, emergono casi di discriminazione motivati dalla semplice località di residenza. Ad Oristano e provincia la violenza è scoppiata tra i bulli di paesini confinanti. Alla Polizia sono arrivate denunce per offese su Facebook e per intemperanze dei ragazzi sui pullman. “PUZZATE DI LETAME” - Del caso parla L’Unione Sarda in un articolo a firma di Valeria Pinna: Forse voleva essere uno sfottò. Ma è andato oltre e il clima tra studenti si è subito infiammato.
«Puzzate di letame, siete peggio delle vacche». Parole pesanti, quasi un pugno nello stomaco per alcuni ragazzi di Arborea offesi da compagni di scuola di Tiria. E dal “duello” a suon di insulti si è passati ben presto alle mani. Un’altra storia di bullismo, iniziata a scuola e finita fuori, dopo le lezioni.
TIRIA VS ARBOREA -Gli episodi di razzismo tra conterranei si verificano prevalentemente a scuola:
Tutto sarebbe iniziato con qualche battuta pesante. Un gruppetto di ragazzi di Tiria, più grandi dei rivali, nei giorni scorsi ha preso di mira alcuni alunni di Arborea che studiano al liceo scientifico di Oristano. «Avete puzza, proprio come le vostre vacche». E ancora parolacce e offese. La questione è ben presto degenerata e qualcuno ha pensato di risolvere tutto con le maniere forti. Un ragazzo è stato accerchiato da altri studenti ed è stato picchiato. Ma la vicenda non è finita qui. Strascichi anche ieri, con liti accese e scontri ai giardinetti vicino alla scuola.
SCREZI ANCHE ALLE ELEMENTARI - Rivalità e violenze – racconta ancora L’Unione Sarda – non hanno età:
Gli screzi tra gli alunni di Tiria, Palmas e Arborea sembrano avere radici vecchie.Tanto che qualche episodio si è registrato addirittura anche tra i bambini delle scuole elementari. Insulti e prese in giro in occasione di gare e altri eventi che hanno avuto come retroscena questi sipari. Episodi frequenti, ma non sempre emergono. «Dai nostri dati – spiega Toto Ferraro del Provveditorato – non risultano tanti episodi, ma molto spesso vengono nascosti oppure accadono fuori dalla scuola, lontano da occhi di insegnanti e presidi». L’osservatorio sul bullismo evidenzia sempre le classiche forme di violenza fisica «soprattutto tra i maschi, mentre tra le ragazze si usa l’arma della violenza psicologica – va avanti – e può capitare che la compagna di classe bruttina venga emarginata ». Frequenti gli sfottò per gli studenti pendolari. «Per fortuna adesso gli insegnati sono più attenti a cogliere queste situazioni – ha precisato Ferraro – noi abbiamo organizzato diversi corsi di formazione nelle scuole, con esperti e rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno invitato al rispetto ma anche a segnalare questi fatti».
LE DENUNCE - I casi di bullismo sarebbero finiti anche sulle scrivanie della Questura. Scrive Pinna:
Ai carabinieri non sono arrivate segnalazioni, come ha confermato il comandante provinciale Giulio Duranti. In Questura invece le segnalazioni...
Adro, la sezione della Lega condannata per razzismo
Il comune franciacortino di Adro ancora al centro dellepolemiche. Dopo gli attacchi del sindaco leghista al presidente della Repubblica per aver omaggiato del cavalierato l'imprenditore che nell'aprile 201o pagò i 10mila euro di rette arretrate della mensa dell'asilo, adesso è la stessa sezione della Lega Nord ad essere condannata per razzismo nei confronti di una sindacalista. Quando sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro è stato affisso per alcuni giorni un volantino che esordiva dicendo «Cara la me romana sono tutti bravi a fare i culattoni con il culo degli altri», Vittoria Romana Gandossi (esponente dello Spi Cgil di Brescia, conosciuta con l'epiteto di nonna-anticarroccio), ha subito molestie di stampo razzista e ritorsione. Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Brescia Maria Grazia Cassia, secondo il quale tuttavia il danno è contenuto, perché tali insulti sono stati scritti per conto della sede "locale" della Lega «da un segretario che difende le ragioni della stessa nella forma sgrammaticata di cui alla missiva». Lo scrive nella sentenza con cui ha disposto che Gandossi sia risarcita con 2.500 euro, così come l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e la Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo che avevano depositato il ricorso insieme a lei, per un totale di 7.500 euro. Il giudice ha riconosciuto che il manifesto razzista ha offeso anche tutti gli stranieri. Inoltre ha riconosciuto che la vicenda va inquadrata nell’ambito della molestia, intesa come comportamento che «lede la dignità della persona e crea un clima degradante, umiliante o offensivo come prevede il decreto legislativo 215 del 2003»: così l’avvocato Alberto Guariso, legale con Alessandro Zucca della sindacalista Vittoria Romana Gandossi, commenta la sentenza con cui il giudice di Brescia ha accolto il ricorso per discriminazione relativo al volantino diffamatorio comparso qualche mese fa sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro. «Quello su cui dissentiamo molto - prosegue Guariso - è la quantificazione del risarcimento del danno morale, che ha una motivazione un po’ ridicola: in sostanza il giudice dice «Pochi soldi perché il segretario della Lega è un povero ignorante che scrive sgrammaticato».
Ma quale lista degli anti-razzisti?
Da ieri si fa un gran parlare della lista che un sito razzista avrebbe pubblicato in cui ci sarebbero messi all'indice una serie di persone che sono accusate di stare dalla parte degli immigrati.In realtà, credo, la questione vada un po' ridimensionata. Il sito in questione, seppur goda della paternità di un ex KKK, è un forum come ce ne sono tanti in giro per la rete, per lo più poco frequentato, se si guardano gli accessi agli altri post (quelli non pubblicizzati dai giornali). Di circa 550.00 visioni totale che ha la sezione italiana 310.000 sono riferibili al post con la "lista" e 113.000 all'altra lista pubblicata sul forum e ripresa dai giornali degli "ebrei italiani".
Se si entra poi nel trend in questione si scopre che di lista c'è ben poco, un utente ha iniziato un post dicendo "denunciamo gli italiani che aiutano gli immigrati" e mette il nome di un prete, per un po' si sprecano, nelle risposte battute sull'8 per mille e sulla prostituzione, poi, sempre il primo utente, mette un secondo e terzo nome. Praticamente nessuno lo segue, dopo un po' ti tentativi, qualcuno posta nomi conosciuti, tipo "tutto il governo Monti". Poca roba, insomma, ma arriva l'articolo sul Corriere Fiorentino e poi su Repubblica e via, partono i post di congratulazioni all'ideatore della "lista" che ha dato visibilità al sito, applausi, pacche sulle spalle etc...
Roba da bar, insomma, schifosa, riottosa, ma roba da bar.
Di questo se ne occupi la polizia, tenga monitorato e intervenga laddove lo reputi opportuno, ma la grancassa mediatica, che si alimenta di fatti di cronaca spiattellando la nazionalità dei violenti, se questi non sono italiani, e sottacendo quella delle vittime, se queste non sono italiani, se dedichi ad altro.
Magari a raccontare, in chiave positiva, quello che le persone presenti nella "lista" e non solo fanno ogni giorno per creare una società includente e integrata. Evitiamo la pubblicità gratuita a ogni forum razzista che nasce in rete altrimenti non si farà che alimentare il fenomeno.
Vi ricordate quando andava di moda parlare delle pagine razziste su Facebook?
Tredicenne preso a sprangate Adesso è caccia al «branco»
«Che c...zo hai da guardare, negro di m...da?». La prima volta, la stessa frase, quei ventenni l'avevano detta giovedì pomeriggio in autobus. Ma poi l'avevano piantata lì. Era rivolta a un tredicenne di origine srilankese che vive con la sua famiglia a Veronetta e che era con alcuni compagni di scuola sull'autobus. Il giorno dopo, venerdì pomeriggio la storia si ripete: i giovani si incontrano di nuovo, ma i quattro non si fermano a pronunciare la frase quando il ragazzo con altri suoi compagni viene trovato in via IV Novembre. Lo spintonano, prendono una spranga di ferro da un motorino e lo picchiano. Uno di loro ha una bottiglia di birra in mano e la versa sulla faccia del ragazzino che viene buttato a terra e poi i quattro delinquenti cercano di farlo rotolare sotto un'auto in transito, ma per fortuna non ci riescono. Alcuni adulti urlano loro di lasciarlo in pace e chiamano i soccorsi. Gli amici del ragazzino, coetanei e compagni di scuola chiamano i carabinieri che poco dopo arrivano sul posto, ma dei quattro non c'è più traccia. A terra c'è il ragazzino dolorante. Chiamano la mamma del poveretto che a sua volta allerta una cara amica veronese che va a prenderla e la porta in pronto soccorso dove il giovane è arrivato in ambulanza. Il tredicenne ha un occhio pesto, che si gonfia e diventa tutto rosso. Ha male alla schiena per le sprangate prese. È umiliato e offeso e anche se costa ammetterlo, ha anche paura a uscire di casa di nuovo perchè teme di incontrare quei ventenni che l'hanno aggredito e non c'è dubbio, per motivi di odio razziale. I carabinieri hanno recuperato i filmati delle telecamere che hanno ripreso parte della scena e adesso stanno cercando di risalire agli autori del pestaggio che se fossero identificati rischiano qualche anno di galera perchè alle lesioni si aggiunge l'aggravante dell'odio razziale e non è escluso per loro neanche qualche periodo di carcere. Una dinamica e un movente che lasciano allibiti: un'aggressione di estrema gravità negli stessi giorni dell'agguato mortale di Firenze ai danni di altri stranieri e sulla quale verrà fatta sicuramente piena luce. «Mio cugino sta un po' meglio», ha detto ieri pomeriggio una giovane parente, «l'occhio è ancora gonfio, ma ci vede. Si lamenta per il mal di schiena. Gli hanno dato molte botte e non riusciamo a capire per quale ragione. Lui non aveva fatto niente era con i suoi amici e tornava dalla lezione di matematica. Adesso i genitori se esce lo accompagnano, ma lui non ha più voglia di uscire. È molto triste quello che è successo, ci preoccupa questa violenza».A.V.
Decisione choc della Regione: esclusi dalle borse di studio gli extracomunitari
Le associazioni studentesche insorgono ancora, ma questa volta bersaglio delle proteste è proprio la Regione Emilia Romagna, anzi, la Er.Go, accusata di discriminazione nell’assegnazione delle borse di studio. Secondo l’Unione degli universitari di Parma, Forlì e Ferrara, l’Unione Universitaria e l’Sdu di Bologna e Modena, l’azienda regionale per il diritto allo studio ha infatti escluso (in via predefinitiva) dalla sovvenzione gli studenti extracomunitari neo immatricolati, assegnando per la prima volta il sussidio solo al 96,1% degli aventi diritto. Così, quando Er.Go ha reso note le graduatorie predefinitive, per uno stanziamento complessivo di circa 64 milioni di euro, il coro è stato unanime e le proteste, immediate.
“Nell’anno accademico 2011/2012 sono risultati idonei 17.505 studenti – si legge in un comunicato diffuso da Sinistra Universitaria – ma l’azienda regionale per il diritto allo studio riesce ad erogare solo 16.822 borse”.
“Chi saranno gli sfortunati 863 studenti universitari idonei che non riceveranno la borsa di studio? – rincara l’Udu in una comunicazione – ebbene la scelta di Er.Go è caduta direttamente su tutti gli studenti extra-comunitari matricole dei corsi di laurea triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico”.
Infatti, scorrendo la graduatoria pubblicata sul sito di Er.Go, sono riconosciuti destinatari della sovvenzione solo 40 ragazzi stranieri, cioè il numero minimo garantito dal bando. Non uno di più.
Ed è la prima volta che la Regione non si fa carico di tutti gli studenti idonei, contravvenendo di fatto all’art. 34 della Costituzione, che impone alle istituzioni di intervenire “laddove i capaci e i meritevoli” non avessero i mezzi per studiare. Invece la nota di Er.Go sembra promuovere un successo, senza alcun riferimento al fatto che in Emilia Romagna si siano sempre garantiti sussidi a tutti, senza alcuna esclusione.
Firenze, killer dà la caccia ai senegalesi 2 vittime e 2 feriti, poi si uccide
Due sparatorie nel giro di poche ore fra le bancarelle di due mercati a Firenze: il bilancio è tragico. Due morti e tre feriti colpiti dalla stessa mano, quella di un uomo intorno ai 50 anni che ha dato la caccia ad alcuni cittadini senegalesi e poi si sarebbe ucciso al termine di un inseguimento nel centro della città. I primi colpi di pistola sono stati sparati in mezzo alle bancarelle del mercato in piazza Dalmazia, a Firenze, nella zona nord della città, e poi a San Lorenzo, vicino al Duomo. Panico fra la gente, inseguimento fra i banchi pieni di mercanzie. Due cittadini senegalesi sono morti in piazza Dalmazia, altri due sono ricoverati all'ospedale di Careggi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. A sparare un uomo brizzolato, un pistoiese, Gianluca Casseri.
Il killer era iscritto a Casa Pound
Alcune persone hanno cercato di fermare il killer, uno l'ha seguito nella prima sparatoria scattando foto col cellulare anche mentre risaliva in macchina. E' stato sentito dagli investigatori. L'uomo che ha sparato era armato di una pistola 357 magnum. E' stato poi bloccato in un parcheggio sotterraneo a San Lorenzo. E' morto. Non è chiaro se si è ucciso o se è stato colpito. Dalle prime informazioni Casseri era iscritto a Casa Pound di Pistoia, l'associazione dell'estrema destra.
Incendiato un campo nomadi dopo il corteo per lo stupro inventato
E' degenerata la manifestazione di protesta contro la criminalità, organizzata per protestare dopo la violenza sessuale denunciata da una sedicenne nella zona della Continassa. La ragazza aveva indicato come possibili aggressori due nomadi. Lei stessa, dopo l'eplosione di violenza nel quartiere, ha smentito di essere stata aggredita: "Mi sono inventata tutto, sono stata con un ragazzo".
Poco prima delle 20 un gruppo di residenti armati di bastoni ha dato l'assalto al campo nomadi abusivo, dandogli fuoco. Poco fa il fratello della vittima è riuscito a riportare la calma. La manifestazione era cominciata pacificamente, con i familiari della ragazzina in corteo con circa 500 abitanti della zona. La sfilata è partita da piazza Montale. I fotografi e gli operatori tv sono stati allontanati in malo modo, uno di loro è stato anche schiaffeggiato. Poco dopo, una parte dei manifestanti si è incappucciata e con mazze, bastoni, spranghe e bombe carta è andata all'assalto del campo abusivo. Allontanato a calci l'unico nomade rimasto nelle vicinanze, hanno sfasciato tutto e bruciato baracche, auto e roulotte: almeno una ventina. Presi alla sprovvista carabinieri e polizia che soltanto più tardi sono schierati in forze. Il fratello dellla vittima, accompagnato ai carabinieri, ha parlato al gruppo di devastatori spiegando loro che non erano stati i nomadi a aggredire sua sorella, ma che la storia doveva ancora essere chiarita. Poco dopo la smentita definbitiva della ragazza: "Non sono stata violentata, mi sono inventata tutto". I rivoltosi si sono così calmati e allontanati alla spicciolata. Fermato uno dei manifestanti. Un'altra ventina di persone che avrebbero partecipato all'assalto sono state identificate.
Denuncia lo stupro e finisce al Cie Storia di Adama, donna e clandestina
Quando ha chiamato i carabinieri per denunciare di essere stata derubata, stuprata e ferita alla gola dal suo ex compagno le hanno controllato i documenti. E poiché non aveva le carte in regola, l'hanno rinchiusa al Cie, il centro di identificazione ed espulsione, di Bologna. È la storia di Adama, donna migrante arrivata in Italia nel 2006, lasciando quattro figli in Senegal da mantenere. La storia che nella Giornata contro la violenza alle donne le associazioni Migranda e Trame di Terra denunciano a gran voce: "Una doppia violenza come donna e come migrante". Con un appello, che corre in rete (www. migranda. org), a tutte le donne e alle istituzioni cittadine: "Liberate subito Adama dal Cie, concedetele un permesso di soggiorno che le consenta di riprendere in mano la propria vita".
Adama è finita al Cie di via Mattei il 26 agosto scorso. Prima ha vissuto a Forlì, lavorando come operaia nell'attesa di ottenere il permesso di soggiorno. Un suo connazionale le ha trovato casa, è diventato il suo compagno, ma ben presto l'uomo, nel racconto drammatico della donna che parla la lingua wolof, si trasforma nel suo aguzzino. Che usa la legge Bossi-Fini come ricatto. "Mi picchiava con schiaffi, pugni e percosse quotidiane, e mi ripeteva fino all'ossessione che il mio essere clandestina mi avrebbe impedito di cercare aiuto", le parole della donna raccolte nella denuncia, accompagnata dal ricorso contro la sua espulsione, che l'avvocato ha presentato dopo essere riuscito parlare con lei al Cie, insieme ai medici e a un interprete.
Una richiesta di incontro, presentata dopo che la storia della donna è arrivata al Coordinamento migranti, alla Prefettura il 16 settembre. E accordata solo il 25 ottobre. "Ogni giorno lì dentro per Adama è un giorno di troppo - protestano le associazioni - per quattro anni Adama è stata derubata del suo salario, ha subito violenze da un uomo che ha usato la sua clandestinità come arma in suo potere. Quando ha dovuto rivolgersi alle forze dell'ordine, l'unica risposta è stata la detenzione".
Gli stessi medici nella perizia scrivono: "La sua compromessa situazione psicologica non è compatibile con la sua permanenza al Cie". È il dramma dei clandestini. "La Bossi-Fini obbligando le questure ad eseguire le espulsioni fa sì che le persone vittime di reato non possano esercitare i loro diritti nel processo, garantendo impunità ai criminali", spiega l'avvocato. È il dramma di Adama. Di fronte al quale non si può tacere.
Oggi, il 'riscatto' giudiziario per un operaio cingalese di 47 anni che aveva querelato il suo datore di lavoro, P.M., 38 anni. Il gup di Milano Andrea Salemme ha condannato col rito abbreviato il proprietario di una piccola ditta di Segrate a 2 anni e mezzo di carcere per maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Il gup ha inoltre disposto una provvisionale di 30mila euro in anticipo sul risarcimento da stabilire in sede civile per la vittima.
L'ultimo episodio contestato al datore di lavoro risale al 13 maggio dell'anno scorso, quando il dipendente e' stato colpito con calci e pugni per una semplice discussione su un giorno di ferie.
Nelle motivazioni contestuali alla sentenza, il gup descrive i comportamenti dell'imputato caratterizzati da un "razzismo volgare" e afferma che "la deriva verso l'inciviltà non deve trovare proseliti in un luogo di lavoro". Secondo Salemme, "il concetto del padronato denuncia accenti schiavistici che appartengono a parentesi oscure della storia dell'umanità: quanto di più lontano dall'ossequio dovuto alla dignità del lavoratore".
Controllori di 'razza', il video shock
"Speriamo che viene Hitler che ti mette nel forno crematorio a te". Il video shock ripreso in un vagone delle Ferrovie Appulo Lucane dove si assiste all'aggressione verbale di un controllore che insulta un gruppo di migranti, dei ragazzi di colore che vengono offesi pesantemente Il filmato è stato realizzato dall'associazione ambientalista di Altamura che si occupa anche di diritti civili, il Grillaio, in questi giorni in cui la Puglia è in prima linea nell'accoglienza dopo gli arrivi a Lampedusa e i trasferimenti nei centri per richiedenti asilo
Alemanno polemica con S.Egidio Per i rom sgomberati notte in basilica
'Il fatto che venga rifiutata l'assistenza vuol dire che molti non sono nelle condizioni disperate che Sant'Egidio si immagina, ma spesso fanno una scelta di carattere economico e non di disperazione''. Il sindaco, Gianni Alemanno, è tornato di nuovo sulla polemica con Sant'Egidio in merito ai 75 sgomberi di microaccampamenti abusivi eseguiti dal primo aprile. Nella mattinata, lo sgombero messo in atto dal Comune del campo nomadi abusivo a Casal Bruciato, nel V muncipio. Che ha provocato la "rivolta" dei rom. Hanno raggiunto e occupato la basilica di San Paolo. Pregano in silenzio tra i banchi. Sono 150 donne, uomini e 40 bambini. "Ci appelliamo alla Chiesa", ripetono. Tra loro c'è anche Augusta, 24 anni, una giovanissima mamma arrivata qualche mese fa a Roma da un paese vicino Bucarest, in Romania. Che racconta: "Siamo preoccupati, ci sgomberano e ci buttano in mezzo alla strada. Siamo una famiglia, dobbiamo stare insieme, non siamo cani. Gli abbiamo detto di lasciarci stare almeno per Pasqua, ma ci hanno risposto: 'Mangiatevi i topi'".
Morto il piccolo sinti rimasto senza ossigeno nel campo nomadi
Tommaso non ce l'ha fatta. Piccolo e malato, il bambino di 17 mesi, diventato suo malgrado il simbolo della lotta tra sinti e Comune di Brescia, è morto ieri pomeriggio agli Spedali Civili dove era ricoverato da due mesi. Il 14 febbraio scorso, dopo il blitz della polizia locale e la sospensione della corrente alle roulotte del campo, Tommaso era stato ricoverato d'urgenza. Dimesso dopo due giorni, il piccolo si era poi di nuovo aggravato tanto da dover tornare in ospedale. Tommaso soffriva di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: un sondino fissato a una narice e a una macchina per l'ossigeno gli permettevano di sopravvivere, con mamma Fenni ad accudirlo e papà Samuel sempre pronto a qualsiasi emergenza. Come la notte di San Valentino, quando dopo gli scontri con la polizia, mancata l'elettricità, ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile per tenere in vita il suo bambino. «È nato così - spiega lo zio, Giovanni Tonsi, allargando le braccia -. Per malattie come la sua non c'è guarigione. Certo, quel giorno che il Comune ha staccato la corrente è stato tutto più difficile...». Al campo di via Orzinuovi, dove l'amministrazione di Palazzo Loggia non ha ancora riattivato i bagni perché aspetta di sgomberare gli ultimi abusivi, non accusano nessuno. Anzi, i sinti tendono la mano al sindaco, Adriano Paroli, perché la morte di Tommy serva a sancire una tregua.
Cartello choc a Pordenone: "Si affitta solo agli italiani"
"Affittasi", ma non a tutti: "Solo a italiani". Il cartello discriminatorio è apparso sulla colonna di un palazzo nel quartiere di Rorai (Pordenone). La notizia è riportata oggi sul Messaggero Veneto nell'edizione locale.
Come mai quel distinguo? "Abbiamo avuto una brutta esperienza", si giustifica la proprietaria, "Una coppia di stranieri ci ha vissuto lo scorso anno. Lei una brava ragazza, ma lui l'ha lasciata e lei si è trovata in difficoltà. Non ce la faceva a starci dietro. Così abbiamo detto basta. Tanto più che nel palazzo vivono dei professionisti. Vogliamo che qui vivano brave persone". Ma questa non è una scelta isolata.
Lo racconta la titolare di un'agenzia pordenonese: "Purtroppo queste persone hanno ragione. Dispiace dirlo ma con gli stranieri ti va bene una volta su dieci. Noi abbiamo una cliente che ha affittato a degli albanesi: non solo non pagavano ma le hanno distrutto la casa. L'appartamento, 15mila euro di danni, ora è chiuso e i proprietari non vogliono più affittarlo. Ci sono poi quelli che non pagano l'affitto e le spese condominiali e non perchè non abbiano i soldi: è questione di mentalità. A fronte di queste esperienze abbiamo così clienti che ci dicono espressamente che non vogliono più affittare case agli immigrati ed è difficile dar loro torto".
Stupito invece del cartello appeso a Rorai un altro operatore immobiliare che dice di non aver mai sentito casi simili nel territorio: "Quello che viene chiesto normalmente è che gli stranieri abbiano i documenti in regola e capacita' di reddito per far fronte al canone di locazione"
Immigrati, disoccupazione all'11,4%. E chi lavora guadagna 319 euro meno degli italiani
Ha superato quota 265mila l’esercito dei disoccupati stranieri che quando trovano un posto di lavoro in busta paga posso contare su stipendi di 319 euro al mese inferiori a quelli dei colleghi italiani. Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione dei cittadini immigrati presenti in Italia è al 11,4 per cento, esattamente tre punti superiore all’8,4 della media nazionale.
La Cgia di Mestre, dopo le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che nei giorni scorsi ha sostenuto che "non ci sia disoccupazione giovanile tra i 4 milioni di immigrati accolti in Italia", ha analizzato il livello retributivo ed occupazionale degli stranieri regolarmente presenti nel nostro Paese. Da questa analisi emerge che gli immigrati percepiscono mediamente 965 euro netti al mese; 319 euro in meno rispetto agli italiani.
"Questo differenziale – spiega il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – è dovuto al fatto che l’esperienza lavorativa tra gli immigrati è mediamente molto inferiore di quella maturata dagli italiani. Pertanto, i primi hanno scatti di anzianità più contenuti dei secondi".
Il tasso di disoccupazione degli stranieri regolarmente presenti in Italia, invece, ha raggiunto l’11,4 per cento (contro una media della disoccupazione nazionale pari all’8,4 per cento).
A livello territoriale è la Basilicata la regione che presenta la percentuale di stranieri disoccupati più elevata (18,9 per cento). Seguono il Piemonte/Valle d’Aosta (15,4 per cento), la Liguria (13,8 per cento), l’Abruzzo (13,6 per cento) e il Friuli Venezia Giulia. (13,2 per cento).
Dall’inizio della crisi ad oggi, sono quasi 110mila gli stranieri che hanno perso il posto di lavoro. Il numero complessivo degli immigrati alla ricerca di un posto di lavoro si attesta attorno alle 265mila 800 unità.
"Italia, disabili? No, grazie" Una campagna virale per smascherare il pregiudizio
Per qualche giorno un gruppo di "imprenditori meritocratici" ha portato avanti una campagna fortemente discriminatori su internet, nei social network e con manifesti in provincia di Milano. Chiedevano di escludere i lavoratori disabili dalle loro aziende, in fondo, affermavano, "le aziende sono fatte per produrre, per garantire lavoro ai propri dipendenti, per dare stipendio a chi se lo merita. Con la scusa degli obblighi di legge hanno riempito le aziende di persone che non rendono come le altre.". Insomma: fuori i disabili dalle aziende!.
Si trattava però di una sapiente e attenta campagna di guerrilla marketing sociale commissionata dal Consorzio Sociale CS&L e finanziata dal Piano EMERGO della Provincia di Milano. L'iniziativa degli "imprenditori", infatti, non ha mancato di far parlare su blog e forum portando anche alla reazione dell'ex Ministro Antonio Guidi che ha commentato proponendo un parallelo fra il gruppo di opinione che un anno fa attaccava le persone con sindrome di Down e l'attività della sedicente "Tavola della meritocrazia".
Gli estensori della campagna hanno monitorato il diffondersi delle discussioni on-line su varie piattaforme riscontrando come la posizione degli "imprenditori meritocratici" non fosse così lontana dal pensiero di alcuni. Questo un esempio dei commenti apparsi: "Penso che sia diritto di ognuno di poter assumere (e quindi pagare) chi ne ha voglia; questo cari ragazzi fa parte della cosidetta "libertà di impresa" senza che nessuno debba essere costretto ad assumere chicchessia non per merito delle sue capacità ma solo in base di assurde "affirmative action". E' per questa motivazione che solidarizzo al 100% con questi imprenditori".
Un'osservazione accurata è stata fatto anche prendendo in considerazione i commenti di persone che, giustamente, condannavano gli "imprenditori". Il termine disabile porta con se un'accezione negativa, anche nelle persone più aperte e sensibili. Uno degli insulti che più è stato rivolto agli Imprenditori Meritocratici è stato: "i disabili siete voi". È paradossale come in un discorso nel quale si vuole illustrare il fatto che le persone disabili hanno tutte le capacità, oltre che il diritto, per lavorare in modo proficuo in un'azienda contribuendo così alla creazione di ricchezza, si utilizzi la parola disabile come un insulto per indicare una persona, o un gruppo di persone, in questo caso i nostri imprenditori, per il quale non si nutre alcuna stima e, anzi, si ritiene incapaci di formulare un pensiero civile.
Ma l'azione non è stata solo di denuncia ed analisi del fenomeno, è stato infatti presentato un sito www.situabile.org che raccoglie le storie di inserimenti di successo raccontate dalla viva voce degli imprenditori che hanno accettato di confrontarsi con la disabilità e dai loro dipendenti, disabili e non.
"Non abbiamo voluto offendere la sensibilità di nessuno", dichiarano i responsabili della campagna, "ma abbiamo fatto emergere le situazioni di discriminazione con cui bisogna fare i conti. Vedere scritto, nero su bianco, le affermazioni che spesso sentiamo rivolgerci dalle aziende urta la nostra sensibilità e scatena anche della giusta rabbia, ma adesso che abbiamo catturato un po' di attenzione vogliamo raccontarvi...
Uccide in auto una cittadina indiana e pensa alla carrozzeria
«Fermati guarda quello che hai fatto». Sono le 11.30 di domenica quando a Centocelle, un ragazzo di 21 anni, F. C., che guida una Fiat Punto Abarth nera, investe e uccide una donna indiana di 39 anni, madre di tre figli, che faceva la badante. La travolge mentre attraversa le strisce insieme con un amico, immigrato come lei, in via Filippo Smaldone all'angolo con via Tor de' Schiavi, dietro via Prenestina. Prende di striscio l'indiano, ferito ad una gamba. Un vecchietto si salva miracolosamente. Lei no, invece. Muore sul colpo. La donna è come un fantoccio scaraventato lontano dall'urto. Vola per 20 metri, ricade sul marcipiede dall'altra parte della strada. È senza vita. Sull'asfalto i segni di una lunga frenata. L'auto non si ferma. Qualcuno tenta di inseguirlo. «Ma correva troppo» raccontano i testimoni. «Nera nera» continua a ripetere il colore della vettura, l'uomo ferito, sotto choc, ai sanitari del 118 che lo soccorrono. Ieri mattina in tv c'era la Formula Uno. C'è chi fa il paragone. «La Punto era lanciata a velocità folle. Sembrava un bolide di Formula Uno». L'urto è tremendo. «La ragazza è letteralmente volata sul marciapiede opposto. L'auto dopo l'impatto non ha fermato la folle corsa». La targa, i dettagli. Agli agenti del commissariato Prenestino basterebbero per rintracciare la vettura. Invece il colpo di scena arriva dal pentimento del passeggero, è un amico del pirata, siede accanto al conducente. «Fermati - dice all'amico che guida - guarda quello che hai fatto, hai preso qualcuno». L'amico si ferma sì, ma per vedere se ha danni alla carrozzeria. Il passeggero invece scende, va al commissariato di Porta Maggiore. Ai poliziotti racconta che la sera prima l'avevano trascorsa «al mare con un gruppo di amici». La mattina decidono «di fare colazione al bar a Roma». Fornisce i dati dell'amico. È un giovane figlio di gente perbene, il padre guardia giurata, lui lavora al Mc Donald's di Piazza di Spagna. La famiglia viene avvisata dalla polizia, raggiunta con una telefonata mentre i genitori sono ad Anzio. Ma il ragazzo non si trova. Il telefonino squilla a vuoto. Lo cercano. Temono che commetta una sciocchezza. Una volante del commissariato Tor Pignattara lo incrocia verso le 20, mentre gira in auto in zona Villa Gordiani. Ma non è al volante dell'Abarth. Quella l'ha messa in garage dopo l'investimento. Guida l'auto del padre. Lo portano in caserma. È fermato per omicidio colposo e omissione di soccorso. L'assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma, chiede «una punizione esemplare», «il Comune si costituirà parte civile». L'indagine, dice, condotta dalla Polizia Municipale.
Razzismo, a Como sputi e insulti su una cestista di colore del Sesto
Sputi, insulti, cori razzisti rivolti all'indirizzo di una giocatrice italiana di origine nigeriane. L'episodio ieri sera nel corso di Comense-Geas Sesto San Giovanni, gara di cartello per la serie A femminile di basket. Durante l'incontro un gruppo di tifosi della squadra locale ha preso di mira Abiola Wabara, 29enne ragazza di colore che indossa anche la maglia azzurra. Ogni volta che il pallone era nelle sue mani, dagli spalti arrivavano fischi ululati. Più volte il presidente della Geas, Mario Mazzoleni, ha chiesto all'arbitro di sospendere la partita, come è previsto dal regolamento, ma la gara è proseguita fino al termine.
Alla fine del match, quando le squadre stavano tornando negli spogliatoi, il gruppo di tifosi ha avvicinato l'ala cbersagliandola con una raffica di sputi. Solo grazie all'intervento dei dirigenti delle due squadre la situazione non è sfociata in qualcosa di peggio. “Sono dispiaciuta per quanto accaduto, ma sono una sportiva e penso a giocare. Quanto è successo appartiene già al passato”, si limita a dire Wabara. “E' un peccato che una bella partita sia rovinata dalla presenza di gente così becera, che con lo sport non c'entra nulla. La partita andava sospesa. Non farlo è stato un errore”, ribadisce il presidente della squadra milanese.
Roma, marocchino denuncia ‘divieto di accesso immigrati’ in bar.
“Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”: il cartello sta affisso all’esterno di un bar a Montesacro, Roma, e ha suscitato l’indignazione di un marocchino di 45 anni, regolare nella capitale, che lo ha immortalato con una foto e denunciato la palese discriminazione al suo avvocato. E’ un pomeriggio del 2 aprile 2011, spiega l’avvocato del marocchino Giacinto Canzona, quando Abdul Bouja, 45 anni, di origine marocchina ma da anni residente in Italia con regolare permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro, si reca in un noto bar tabacchi del quartiere Montesacro a Roma per acquistare delle sigarette e prendere un caffè. E qui rimane folgorato da un cartello posto accanto all’ingresso del locale vicino all’insegna con la seguente scritta: “Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”. Indignato, entra nel locale e chiede spiegazioni al barista il quale gli risponde che questo è quanto ha deciso il titolare dell’esercizio commerciale, a causa di problemi avuti in passato con alcuni extracomunitari che si erano ubriacati all’interno del bar, ubriacature sfociate in risse. Comunque – aggiunge il barista – lui è un semplice dipendente e non vuole avere problemi. Abdul senza acquistare nulla esce dal locale e scatta alcune foto con il suo telefonino all’insegna.