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        <title>ControStorie</title>
        <description>Rivista di approfondimento teorico su razzismo, genere, classe.</description>
        <link>http://www.controstorie.org</link>
        <lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 16:01:08 +0100</lastBuildDate>
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            <title>ControStorie</title>
            <link>http://www.controstorie.org</link>
            <description>Rivista di approfondimento teorico su razzismo, genere, classe.</description>
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            <title>Judith Butler rifiuta il “premio al coraggio civile” dal pride di Berlino</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/60/54/</link>
            <description>fonte: suspect (http://nohomonationalism.blogspot.com/2010/06/judith-butler-rifiuta-il-premio-al.html (http://nohomonationalism.blogspot.com/2010/06/judith-butler-rifiuta-il-premio-al.html))
Judith Butler  rifiuta il &amp;ldquo;premio al coraggio civile&amp;rdquo; dal pride di  Berlino:&amp;ldquo;Devo  prendere le distanze dalla complicit&amp;agrave; con il razzismo&amp;rdquo;.
Come attivist* Trans e queer neri e alleati accogliamo con molto piacere la decisione di Judith Butler di rifiutare Zivilcourage Prize conferitole dal Pride di Berlino. Apprezziamo il fatto che una delle teoriche pi&amp;ugrave; affermate abbia utilizzato la sua notoriet&amp;agrave; per sostenere la critica &amp;lsquo;queer of colour&amp;rsquo; contro il razzismo, la guerra, le frontiere, la violenza della polizia e l&amp;rsquo;apartheid. Soprattutto, consideriamo un atto dirompente la sua denuncia e la sua critica aperta alla connivenza degli organizzatori/trici con le organizzazioni omonazionaliste. Il suo coraggioso discorso testimonia la sua apertura a nuove idee e la prontezza nel confrontarsi con il nostro lungo percorso politico e il nostro lavoro accademico che non soltanto portiamo avanti nell&amp;rsquo;isolamento e nella precariet&amp;agrave; ma troppo spesso finisce per essere strumentalizzato e appropriato indebitamente da altri/e.
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            <author>ControStorie.org</author>
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            <title>Ijitihad, femminismo e Islam</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/59/60/</link>
            <description>Fonte: PeaceReporter (http://it.peacereporter.net/articolo/21924/Ijitihad%2C+femminismo+e+Islam (http://it.peacereporter.net/articolo/21924/Ijitihad%2C+femminismo+e+Islam))
Intervista a Renata Pepicelli, ricercatrice a Bologna, sul rapporto tra donne e fede.
scritto per noi daFrancesca Borri
Ijitihad, in arabo, &amp;egrave; l'interpretazione individuale e indipendente del Corano: e il principale strumento delle musulmane che contestano le letture conservatrici e patriarcali dell'Islam. Per molti &amp;egrave; una contraddizione in termini: &quot;femminismo islamico&quot;: per Renata Pepicelli*, ricercatrice a Bologna, invece &amp;egrave; anche l'opportunit&amp;agrave; di riflettere su un'emancipazione occidentale spesso solo apparente.</description>
            <author>ControStorie.org</author>
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            <title>Gli scontri di Via Triboniano</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/58/54/</link>
            <description>Fonte: Polvere da sparo (http://baruda.net/2010/05/21/gli-scontri-di-via-triboniano/ (http://baruda.net/2010/05/21/gli-scontri-di-via-triboniano/))
Pubblichiamo un comunicato del Comitato Antirazzista Milanese che tenta di ricostruire la verit&amp;agrave; sui fatti di Via Triboniano e la giornata di scontri e resistenza attiva che hanno portato avanti i Rom del campo che le forze dell&amp;rsquo;ordine volevano sgomberare.Non si sono fermati davanti a nessuno, hanno pestato tutti quelli che si trovavano davanti e sapete quanti bimbi ci sono dentro i campi rom delle nostre citt&amp;agrave;: una bimba sembrerebbe esser rimasta particolarmente ferita e aver riportato la frattura del braccio.Balordi.Ma qui la fila di balordi &amp;egrave; lunga, a partire dal Comune di Milano, che nemmeno ha voluto incontrare una delegazione di rappresentanti di associazioni milanesi per i Diritti Umani.Loro fanno muro, un muro razzista e vergognoso: fortunatamente dall&amp;rsquo;altra parte questa volta hanno trovato fiamme e barricate, sassi e rabbia.</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
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            <title>Noi/altre: sguardi incrociati su razzismo, sessismo e privilegio</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/57/36/</link>
            <description>Nei prossimi giorni si terr&amp;agrave; il workshop Noi/altre: sguardi incrociati su razzismo, sessismo e privilegio. Il workshop, che si terr&amp;agrave; a Bologna nell'ambito del Festival Divercity, &amp;egrave;  gratuito, avr&amp;agrave; inizio luned&amp;igrave; 17 maggio e terminer&amp;agrave; sabato 22. Pubblichiamo di seguito il programma, accessibile anche in formato PDF (files/pdf/workshop_perilli_21.5.10.pdf), con preghiera di pubblicazione e/o diffusione.
La definizione/percezione dell'&amp;ldquo;altro/a&amp;rdquo; &amp;egrave; frutto di una storia e di specifiche relazioni e rapporti di potere tra soggetti in posizione di disuguaglianza economica, politica, sociale e culturale. Sono coloro che occupano una posizione di &amp;ldquo;dominio&amp;rdquo; a dire chi &amp;egrave; (e come &amp;egrave; o deve essere) &amp;ldquo;l'altro/a&amp;rdquo; (la donna, il/la colonizzato/a, l'immigrato/a&amp;hellip;) e il &amp;ldquo;posto&amp;rdquo; che deve/pu&amp;ograve; occupare. Nella dicotomia &amp;ldquo;noi/loro&amp;rdquo;, dove il noi viene posto come neutro ed universale (maschio, bianco, eterosessuale, cristiano&amp;hellip;), i dominanti invisibilizzano e/o rendono opachi i violenti rapporti di potere e sfruttamento soggiacenti a questo processo e l'affermarsi di molteplici forme di resistenza.
Con questo workshop ci proponiamo di rendere visibile il razzismo e il sessismo che costruiscono quella che &amp;egrave; una delle figure per eccellenza dell'&amp;ldquo;alterit&amp;agrave;&amp;rdquo;, di volta in volta definita &amp;ldquo;immigrata&amp;rdquo;, &amp;ldquo;donna di colore&amp;rdquo;, &amp;ldquo;straniera&amp;rdquo;, individuando alcuni luoghi cruciali della sua costruzione e possibili strumenti per la sua messa in discussione. Se l'amnesia e l'oblio della specifica storia del razzismo italiano (colonialismo, razzismo antimeridionale, leggi razziali fasciste del 1938) &amp;egrave; il luogo che maggiormente sembra aver contribuito ad una certa rappresentazione dell'&amp;ldquo;altra&amp;rdquo; (rappresentazione che l'attuale recrudescenza del razzismo mostra come ancora operante), uno dei momenti forti di una sua messa in crisi &amp;egrave; lo smascheramento della presunta neutralit&amp;agrave; e universalit&amp;agrave; della &amp;ldquo;bianchezza&amp;rdquo; e la critica dello sguardo etnocentrico che ancora sembra contraddistinguere anche l'atteggiamento di molte donne/femministe occidentali nei confronti delle donne migranti e /o non occidentali, viste unicamente come vittime da salvare o redimere. Durante il workshop &amp;ndash; che si strutturer&amp;agrave; su tre incontri nel mese di maggio pi&amp;ugrave; uno conclusivo a settembre &amp;ndash;, tenteremo, a partire dalle diverse posizionalit&amp;agrave;, esperienze e punti di vista di relatrici e partecipanti, di mettere in discussione le retoriche razziste e sessiste che costruiscono &amp;ldquo;l'altra&amp;rdquo; anche in opposizione a coloro che sono, contemporaneamente, &amp;ldquo;altre&amp;rdquo; e &amp;ldquo;noi&amp;rdquo; (le &amp;ldquo;donne native&amp;rdquo;, le &amp;ldquo;mogli e madri esemplari&amp;rdquo;, le &amp;ldquo;nostre donne&amp;rdquo;&amp;hellip;) tentando di far emergere reciproche percezioni, privilegi, luoghi comuni, conflitti e rapporti tra diverse dinamiche di resistenze.


17 maggio / ore 17.00
Retoriche razziste e sessiste e costruzione dell'altraCentro Civico Lame / Sala BluVia Marco Polo 51


Workshop condotto daVincenza Perilli


19 maggio / ore 17.00
Femminismi e migrazioniCentro Civico Lame / Sala BluVia Marco Polo 51intervieneEnrica Capussotti


22 maggio / ore 16.00
Bianchezza e privilegiointervieneLiliana Ellena  Sala Il CuboVia Zanardi 249


Per iscrizionewww.divercitybologna.it (http://www.divercitybologna.it)divercity@alice.it (mailto:divercity@alice.it)il workshop &amp;egrave; gratuito

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            <author>ControStorie.org</author>
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            <title>Presidi a Milano e Modena contro i CIE</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/56/36/</link>
            <description>Pubblichiamo di seguito alcune corrispondenze dalle lotte in corso contro i Cie di Milano e Modena. I testi che seguono sono reperibili sul blog noinonsiamocomplici.noblogs.org (http://noinonsiamocomplici.noblogs.org).Ecco un breve sommario: Presidi a Milano (5 marzo) e a Modena (6 marzo) - Aggiornamenti dai Cie (index.php?option=com_content task=view id=56#corrispondenza1), Aggiornamenti sugli scioperi della fame nei Cie (index.php?option=com_content task=view id=56#corrispondenza2), Sciopero della fame in Corelli (index.php?option=com_content task=view id=56#corrispondenza3), Testimonianze dal lager di Corelli in sciopero della fame e solidariet&amp;agrave; agli antirazzisti torinesi (index.php?option=com_content task=view id=56#corrispondenza4), Da Yarl's Wood e Hardmonsworth a Corelli: la lotta contro i lager della &quot;fortezza Europa&quot; non si ferma! (index.php?option=com_content task=view id=56#corrispondenza5).</description>
            <author>ControStorie.org</author>
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            <title>La straniera</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/55/34/</link>
            <description>Informazioni, sito-bibliografie e ragionamenti su razzismo e sessismo (a cura di C. Bonfiglioli, L. Corradi, L. Cirillo, B. De Vivo, S. R. Farris, V. Perilli).

Come il primo, anche il secondo numero dei Quaderni Viola si propone di fornire dati elementari di conoscenza, bibliografie e sitografie per chi desideri poi approfondire, spiegazioni brevi ma capaci di orientare un lavoro politico.
Il tema del razzismo &amp;egrave; esaminato nelle sue intersezioni con il genere e la classe, cos&amp;igrave; come nel primo numero il tema del lavoro &amp;egrave; stato analizzato nelle intersezioni con il genere e con la condizione migrante. Le intersezioni tra vari rapporti di oppressione hanno assunto un&amp;rsquo;importanza crescente nella ricerca femminista internazionale. In questo quaderno vengono offerti esempi concreti di come genere-classe-razza/etnia/cultura-generazione contribuiscano a determinare posizioni di oppressione nella gerarchia sociale, ma anche nuove possibilit&amp;agrave; di presa di parola. Allo scopo di indagare alcune delle forme storiche in cui il concetto di razza &amp;egrave; stato creato e impiegato, la prima parte del quaderno ne analizza alcuni momenti centrali: l&amp;rsquo;antisemitismo e la scientizzazione della categoria di razza, il razzismo anti-Rom, il colonialismo e, in particolare, il periodo coloniale italiano e il razzismo anti-meridionale. Il dibattito sul concetto di intersezionalit&amp;agrave;, sul ruolo da attribuire a ciascuna componente della triade &amp;ldquo;razza- genere-classe&amp;rdquo; si &amp;egrave; arricchito negli anni di contributi e riflessioni sempre pi&amp;ugrave; numerose. La seconda parte perci&amp;ograve; offre le coordinate teoriche e bibliografiche per orientarsi in tale dibattito e per affrontare, con una prospettiva pi&amp;ugrave; avveduta, l&amp;rsquo;intera trama problematica che &amp;egrave; oggetto del quaderno. La terza e ultima parte infine si concentra sulle forme assunte dal razzismo contemporaneo in Italia, in particolare nelle loro declinazioni di genere. Gli immigrati e le immigrate sono divenuti/e il bersaglio principale di retoriche e pratiche xenofobe. Tuttavia, oltre che discorso esplicito, il razzismo contemporaneo si camuffa principalmente dietro narrative &amp;ldquo;difensive&amp;rdquo; che sempre pi&amp;ugrave; per affermarsi strumentalizzano le donne, italiane e non. Sono soprattutto tali narrative oggi ad insidiarsi nelle coscienze ed &amp;egrave;, pertanto, dalla decostruzione di esse che dobbiamo partire per smascherare la propaganda razzista e misogina.
Per l'indice del numero e brevi schede sulle autrici rinviamo al sito delle Edizioni Alegre (http://www.edizionialegre.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc doc=237 sid=10). Sui Quaderni Viola e La straniera si veda anche: Quaderni Viola sito (http://sites.google.com/site/quaderniviola/Home) e blog (http://quaderniviola.blogspot.com/2009/11/la-straniera-secondo-numero-della-nuova.html).</description>
            <author>ControStorie.org</author>
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        <item>
            <title>ControStorie #2 «Imperialismo, guerre e resistenze»</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/38/2/</link>
            <description>Sommario

Di fronte a noi, la crisi (index.php?option=com_content task=view id=39)
 Imperialismo e lotta per la liberazione LGBT in Medio Oriente (index.php?option=com_content task=view id=40)
Relazioni pericolose. Movimenti femministi e LGBTQI al tempo della guerra al terrore (index.php?option=com_content task=view id=41)
Quadri di guerra: il femminismo queer, Gaza e la rabbia (index.php?option=com_content task=view id=42)
L'Islam fa male alle donne? (index.php?option=com_content task=view id=43)
Incontri [da] vicini[o] e [da] lontani[o] (index.php?option=com_content task=view id=44)
Combattere su due fronti (index.php?option=com_content task=view id=45)
Un'analisi dell'imperialismo (index.php?option=com_content task=view id=46)
Ramadan (index.php?option=com_content task=view id=47)
</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Di fronte a noi, la crisi</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/39/32/</link>
            <description>L'ampiezza, la durata della crisi attuale non si possono prevedere. Ma sappiamo gi&amp;agrave; che la storia di questa generazione si divider&amp;agrave; tra il prima e il dopo la crisi. Il mondo non sar&amp;agrave; pi&amp;ugrave; quello che abbiamo conosciuto. Ed &amp;egrave; all'interno di questa crisi che si decider&amp;agrave; il futuro.</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Imperialismo e lotta per la liberazione LGBT in Medio Oriente</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/40/32/</link>
            <description>Introduzione e traduzione a cura del collettivo LGBT &amp;ldquo;Tiresia&amp;rdquo;, di Napoli

La denuncia che le istituzioni dei paesi occidentali fanno rispetto alla mancanza di libert&amp;agrave; e diritti nei paesi islamici &amp;egrave; due volte pericolosa. In primo luogo distoglie l'attenzione mediatica dall'ineguaglianza dei diritti e dalla violenza presenti nella nostra societ&amp;agrave;, ad opera di maschi bianchi e italiani. Individuare come portatore di violenza e di una cultura omofoba e sessista chi proviene da un paese islamico &amp;ndash; ma il discorso vale anche per gli est-europei &amp;ndash; falsa la nostra realt&amp;agrave;, che &amp;egrave; quella di uno stato istituzionalmente sessista in cui discriminazione e violenza vengono perpetrate dai nostri vicini. In secondo luogo fomenta e giustifica una visione neoimperialista in cui esistono dei paesi per loro natura &amp;ldquo;sfortunati&amp;rdquo; (l'Iran dei gay impiccati o l'Afghanistan delle donne nei burqa) di volta in volta da civilizzare o in cui esportare la nostra democrazia.
La femminista e ricercatrice francese, esperta di questioni di genere, Christine Delphy, parlando della violenza sulle donne da parte degli immigrati e della demonizzazione di questi &amp;ldquo;stranieri&amp;rdquo;, giovani delle periferie, arabi o mussulmani, albanesi prima e rumeni poi, dice: &amp;ldquo;Oggi bisogna dirlo con forza: questo discorso non &amp;egrave; soltanto razzista ma anche antifemminista&amp;rdquo;. Anche una parte del pensiero femminista e dei gruppi LGBT pi&amp;ugrave; o meno istituzionali porta avanti questa visione razzista e di &amp;ldquo;di destra&amp;rdquo;, che rappresenta i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, ma anche dell'Est Europa, come una sorta di Asse del Male in cui democrazia e civilt&amp;agrave; non esistono e gli islamofascisti sono al potere. Questo potenziale, terribile pericolo, con il suo serbatoio di emigranti, minaccia di contaminare l'Occidente e le sue libert&amp;agrave; con una &amp;ldquo;cultura&amp;rdquo; violenta e repressiva. Ci&amp;ograve; non &amp;egrave; altro che il tentativo di nascondere la reale velleit&amp;agrave; neoimperialista dell'Occidente, che giustifica l'occupazione militare e il saccheggio in nome della Guerra al Terrorismo e dell'esportazione di civilt&amp;agrave;, inducendoci a non vedere i reali problemi delle nostre societ&amp;agrave; e portandoci a credere che il problema stia nell'Altro.
Jinan Coulter, autrice di questo articolo, ha ben chiaro questo aspetto, e giustamente sottolinea (e questo &amp;egrave; forse il punto pi&amp;ugrave; importante) come in realt&amp;agrave; l'omofobia e il sessismo dei paesi musulmani non siano il frutto della &amp;ldquo;cultura islamica&amp;rdquo; bens&amp;igrave; il retaggio dell'imperialismo e del colonialismo delle potenze occidentali, che al posto di esportare democrazia e diritti hanno esportato, come al solito, segregazione e violenza.
Collettivo Tiresia
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            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Relazioni pericolose. Movimenti femministi e LGBTIQ al tempo della guerra al terrore</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/41/32/</link>
            <description>I movimenti femministi in Occidente non hanno solo una storia di lotte di liberazione. Come hanno svelato femministe nere, africane americane, postcoloniali, parte del movimento femminista sin dai suoi albori tra &amp;lsquo;800 e &amp;lsquo;900, ha una storia di complicit&amp;agrave; con i discorsi imperialisti e colonialisti.</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Quadri di guerra: il femminismo queer, Gaza e la rabbia</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/42/32/</link>
            <description>In questo articolo Sarah Bracke analizza come nella cornice del nuovo contesto geopolitico globale post Guerra Fredda e post 11 Settembre, parte del movimento femminista e lgbtqi in Occidente abbia abbracciato il discorso imperialista della &amp;ldquo;guerra globale e permanente&amp;rdquo; e abbia ceduto alla retorica della missione civilizzatrice e emancipatrice; missione che rafforza il binarismo dell'Occidente, baluardo della libert&amp;agrave; e dei diritti sociali e civili, contro il Medioriente dominato dal sessimo e dall'omofobia. L'articolo fa spesso riferimento alla brillante analisi di Jasbir Puar e al testo Terrorist Assemblages. Homonationalism in Queer Times (Duke University Press, 2007) in cui attraverso il termine &amp;ldquo;omonazionalismo&amp;rdquo;, Puar fa riferimento al fenomeno che porta gay lesbiche, trans e soggettivit&amp;agrave; queer di ogni sorta (femministe e non, attiviste e non) ad abbracciare i discorsi nazionalisti, imperialisti e neocoloniali e a stringersi intorno al vessillo della nazione nel momento in cui c'&amp;egrave; da combattere un nemico minaccioso sia sul fronte interno che esterno: sia l'islam in Medioriente che l'islam delle/dei migranti e delle generazioni successive al percorso migratorio in Occidente. B.D.V.</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Incontri [da] vicini[o] e [da] lontani[o]</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/44/32/</link>
            <description>Storie di donne eritree a Roma.
Le storie che sto per raccontare parlano di soggettivit&amp;agrave; postcoloniali, di relazione fra metropoli e periferia, di neo-colonialismo e segregazione lavorativa. Tuttavia non sono storie che vengono da lontano, ma storie raccolte qui, nella citt&amp;agrave; di Roma, in incontri con alcune delle tante signore eritree che vediamo, avvolte nei tipici scialli bianchi, aspettare l'autobus o camminare veloci per le strade di questa nostra citt&amp;agrave;. Questo articolo si basa sui loro ricordi, sulle immagini che descrivono, sui discorsi da loro condivisi; e sulle domande che a me &amp;ndash; giovane donna italiana &amp;ndash; tali incontri hanno provocato.1 (#nota1)</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Combattere su due fronti</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/45/32/</link>
            <description>Le lotte dei soldati africani americani durante la Seconda Guerra Mondiale.
La Seconda Guerra Mondiale &amp;egrave; spesso presentata come una guerra giusta, perch&amp;eacute; antifascista, e perci&amp;ograve; in qualche modo libera dalla macchia dell'imperialismo. La storia della partecipazione dei soldati africani americani in quella guerra, per&amp;ograve;, ci d&amp;agrave; un'altra visione del conflitto.
Uno dei partecipanti , Nelson Peery, combatt&amp;eacute; in un reparto segregato sulla base del colore della pelle dei soldati, la 93esima divisione di fanteria. Nella sua autobiografia dal titolo Black Fire: The Making of An American Revolutionary (New Press, 1995) Peery defin&amp;igrave; la Seconda Guerra Mondiale &amp;ldquo;una guerra di uomini bianchi, combattuta da uomini bianchi per mantenere una societ&amp;agrave; dominata da uomini bianchi&amp;rdquo;.
Peery, come tanti altri soldati neri, non si limit&amp;ograve; alla critica verbale. Da soldato di stanza nelle basi nel sud degli USA e sul fronte di guerra nelle isole del Pacifico, mise in pratica le sue idee lottando contro il razzismo, una lotta che abitualmente sfociava in azioni dirette, risse e, trattandosi di soldati, scontri armati.</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Perché non condanniamo i nostri pirati</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/48/9/</link>
            <description>&amp;Egrave; possibile che esista mai qualcuno che sia davvero a favore della pirateria? Al di fuori dei ranghi dei banditi del mare, e di giovani ragazze che fantasticano un incontro con Johnny Depp, c'&amp;egrave; qualcuno che direbbe, con un riguardo onesto alla buona condotta umana, che sono a favore della rapina al mare?</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>ControStorie #1</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/2/2/</link>
            <description>Sommario

Editoriale (index.php?option=com_content task=view id=2#editoriale)
La nuova destra (index.php?option=com_content task=view id=3)
Scioperi per documenti (index.php?option=com_content task=view id=4)
Contro l&amp;rsquo;essenzialismo culturale (index.php?option=com_content task=view id=5)
Angela Davis: la forza, l&amp;rsquo;intelligenza, l&amp;rsquo;energia che trasmette (index.php?option=com_content task=view id=6)
Schiavit&amp;ugrave; e razzismo (index.php?option=com_content task=view id=7)
Miti e smemoratezze del passato coloniale italiano (index.php?option=com_content task=view id=8)
Laicit&amp;agrave; o persecuzione religiosa? (index.php?option=com_content task=view id=9)
Velare, svelare: il razzismo nella Francia coloniale e postcoloniale (index.php?option=com_content task=view id=10)

Altre storie

Siamo gli indigeni della Repubblica (index.php?option=com_content task=view id=11)
Elsa Dorlin: Performa il tuo genere, performa la tua razza! (index.php?option=com_content task=view id=12)
</description>
            <author>ControStorie.org</author>
        </item>
        <item>
            <title>Penetrate ovunque potete, ma non dite alla gente che siete fascisti</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/34/27/</link>
            <description>Mario Borghezio insegna ai neofascisti francesi i trucchi per tornare al potere. &amp;ldquo;Dovete proporvi come movimento territoriale.&amp;rdquo;
Borghezio: Bisogna rientrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni: dovete insistere molto sull'aspetto regionalista del movimento.Fascista francese: Giocare sul regionalismo &amp;egrave; pi&amp;ugrave; facile per voi italiani che per noi francesi.Borgh.: Certo, ma ci sono delle buone maniere per non essere etichettati come fascisti nostalgici, ma come un nuovo movimento regionale, cattolico, etc.: ma sotto rimanere gli stessi.
Ospite d'onore del meeting organizzato da Nissa Rebela, movimento di estrema destra francese, tiene lezione sulle tecniche da utilizzare per riconquistare il potere, allo stesso modo della Lega Nord.</description>
            <author>ControStorie.org</author>
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            <title>Palestina: un esercito di donne in cammino</title>
            <link>http://www.controstorie.org/content/view/25/36/</link>
            <description>Fonte: http://www.infoaut.org/articolo/palestina-un-esercito-di-donne-in-cammino (http://www.infoaut.org/articolo/palestina-un-esercito-di-donne-in-cammino)
Siamo state e saremo sempre al fianco della resistenza palestinese!
Come donne atee, laiche, comuniste non possiamo tirarci indietro proprio adesso solo perch&amp;eacute; Hamas non ci piace o non rispecchia il nostro ideale di resistenza, di vita, di liberazione per un futuro diverso.
Questa non &amp;egrave; la guerra di Israele e Hamas, &amp;egrave; un conflitto che vede schierato da una parte uno stato e il suo potentissimo esercito e dall&amp;rsquo;altra un territorio occupato e una popolazione sotto assedio. Questa &amp;egrave; la guerra permanente di Israele contro la Palestina tutta, contro il suo popolo e i suoi movimenti di resistenza. Certo oggi nella Striscia di Gaza &amp;egrave; Hamas la formazione politica e militare a riscuotere maggiore successo: forse prima di storcere il naso o peggio di abbandonare il campo, varrebbe la pena chiedersi il perch&amp;eacute; questo sia avvenuto, capire cosa stia succedendo e metabolizzare i cambiamenti che si sono dati negli ultimi anni.
Stare al fianco della popolazione palestinese non significa sostenere a spada tratta il progetto di Hamas di uno stato islamico della Palestina. Prima di tutto nei territori ci sono anche altre formazioni che partecipano alla resistenza, ma sembra che Israele e i media occidentali preferiscano presentare il conflitto in altro modo. In secondo luogo &amp;egrave; sempre stata tutta la popolazione a partecipare alla lotta di liberazione: far coincidere Hamas con l&amp;rsquo;intera societ&amp;agrave; palestinese ci sembra un po&amp;rsquo; semplicistico e fuorviante. In ultimo, proviamo a semplificare il discorso con un esercizio di fantapolitica e pensiamo alla situazione che viviamo qui in Italia. Se la Spagna ci invadesse, i nostri amici baschi non dovrebbero solidarizzare con noi soltanto perch&amp;eacute; c&amp;rsquo;&amp;egrave; Berlusconi al governo?</description>
            <author>ControStorie.org</author>
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