Versione italiana pubblicata su ControStorie #2. Jennifer Camper è una fumettista di New York. ...
Quale laicità difendiamo? Tornando sul divieto di portare il velo imposto alle donne dallo Stato francese e dallo Stato turco, questo articolo analizza i diversi significati dei simboli religiosi, pone il problema della libertà di scelta e mostra come la difesa di un concetto astratto di laicità possa accompagnare campagne razziste.
Autobiografia di una rivoluzionaria, ripubblicato nel 2007 da Minimum fax, e Women, Race and Class sono due testi fondamentali per comprendere la necessità di intersecare e unire tra loro le lotte contro il razzismo, il sessismo e lo sfruttamento.
La nuova destra traspira la vecchia da tutti i pori. Alemanno neosindaco di Roma voleva dedicare una via ad Almirante, tenente della Repubblica di Salò. Fini neopresidente della Camera era il delfino del tenente. Ma quella che ci si pone di fronte è una destra nuova che si ispira a tutte le tradizioni storiche della destra senza sposarne nessuna, e allo stesso tempo una destra che ha anche sviluppato delle proprie caratteristiche originali.
Dall’inizio del mese di aprile 2008, si è sviluppata a Parigi e dintorni una lotta inedita di “sans papiers’’ (“senza documenti’’, n.d.t.). Dalla metà degli anni novanta, infatti, le lotte dei sans papiers hanno preso la forma di occupazioni di luoghi simbolici come la chiesa Saint Bernard nel XVIII municipio di Parigi. Queste occupazioni hanno portato alla luce del giorno l’esistenza di sans papiers determinati ad uscire dall’anonimato e hanno ricevuto il largo sostegno dei francesi; qualche mese fa, hanno preso una forma diversa e molto più efficace: oggi i sans papiers salariati non temono più di scioperare e occupare i luoghi di lavoro per essere regolarizzati. La parola d’ordine sulle loro magliette: “Viviamo qui, lavoriamo qui, rimaniamo qui’’.
Chi siano i ROMENI non ci è dato sapere, ma è chiaro nel popolo italiano il concetto di ROM.
I Rom non sono né negri né di colore ma, come i musulmani, come gli albanesi, come i trans, sono diversi, – parola che assume una sfumatura di significati che va da incomprensibili a nemici. – Sono diversi perché appartengono ad una cultura diversa che li obbliga ad essere nomadi e a vivere di elemosina e la loro società è fortemente gerarchizzata e patriarcale e non c’è nessuno spazio per l’emancipazione delle donne. Inoltre le donne hanno un rapporto diverso con la maternità rispetto alle donne italiane, che come si sa, sono le migliori mamme del mondo; è noto che i bambini rom versano spesso in stato di abbandono. È per questo che delle generosissime coppie di italiani cercano di comprare i figli di queste donne o ancora più spesso è il tribunale stesso a sottrarli, o di tanto in tanto, per evitare le lungaggini burocratiche, alle donne rom senza documenti non si permette di riconoscerli sin dalla nascita, così che il bambino possa essere adottato ancora batuffolo e crescere in una famiglia con tutti i valori a posto!
Il razzismo non è parte integrante della “natura umana”. La sua storia ha avuto un inizio e avrà una fine. Nel capitolo “Slavery and racism” del suo libro A people’s history of the world (Una storia del mondo scritta dal popolo) Chris Harman analizza la costruzione del razzismo durante la colonizzazione dell’America fondata sulla schiavitù.
Il colonialismo italiano è una delle pagine più nascoste della storia italiana. Il mito degli “italiani brava gente” nelle colonie dell’Etiopia, Eritrea, Libia, Somalia, è servito a nascondere massacri, deportazioni, stermini, leggi razziali.
In che modo la costruzione del genere e della razza si intrecciano? Perché la lotta al sessismo non può essere separata dalla lotta al razzismo? In che modo lo sguardo razzista del colonialismo ha creato immagini stereotipate delle donne e degli uomini colonizzati? Come questi stereotipi sono stati interiorizzati?
Con questo appello reso pubblico nel gennaio 2005 Les Indigenes de la Republique irrompono sulla scena politica francese. La versione originale dell’appello è consultabile sul loro sito http://www.indigenes-republique.org
Traduzione dal francese di Barbara De Vivo
La questione del velo rende visibile il filo storico che lega “la diffusione dell’universalismo emancipatore” – invocata nella colonizzazione francese dell’Algeria – all’islamofobia e al razzismo di Stato di oggi. Ricostruire questa storia è necessario per contrastare le pericolose concessioni fatte al razzismo anche dai movimenti.