Judith Butler rifiuta il “premio al coraggio civile” dal pride di Berlino:“Devo prendere le distanze dalla complicità con il razzismo”.
Come attivist* Trans e queer neri e alleati accogliamo con molto piacere la decisione di Judith Butler di rifiutare Zivilcourage Prize conferitole dal Pride di Berlino. Apprezziamo il fatto che una delle teoriche più affermate abbia utilizzato la sua notorietà per sostenere la critica ‘queer of colour’ contro il razzismo, la guerra, le frontiere, la violenza della polizia e l’apartheid. Soprattutto, consideriamo un atto dirompente la sua denuncia e la sua critica aperta alla connivenza degli organizzatori/trici con le organizzazioni omonazionaliste. Il suo coraggioso discorso testimonia la sua apertura a nuove idee e la prontezza nel confrontarsi con il nostro lungo percorso politico e il nostro lavoro accademico che non soltanto portiamo avanti nell’isolamento e nella precarietà ma troppo spesso finisce per essere strumentalizzato e appropriato indebitamente da altri/e.
Intervista a Renata Pepicelli, ricercatrice a Bologna, sul rapporto tra donne e fede.
scritto per noi da Francesca Borri
Ijitihad, in arabo, è l'interpretazione individuale e indipendente del Corano: e il principale strumento delle musulmane che contestano le letture conservatrici e patriarcali dell'Islam. Per molti è una contraddizione in termini: "femminismo islamico": per Renata Pepicelli*, ricercatrice a Bologna, invece è anche l'opportunità di riflettere su un'emancipazione occidentale spesso solo apparente.
Pubblichiamo un comunicato del Comitato Antirazzista Milanese che tenta di ricostruire la verità sui fatti di Via Triboniano e la giornata di scontri e resistenza attiva che hanno portato avanti i Rom del campo che le forze dell’ordine volevano sgomberare. Non si sono fermati davanti a nessuno, hanno pestato tutti quelli che si trovavano davanti e sapete quanti bimbi ci sono dentro i campi rom delle nostre città: una bimba sembrerebbe esser rimasta particolarmente ferita e aver riportato la frattura del braccio. Balordi. Ma qui la fila di balordi è lunga, a partire dal Comune di Milano, che nemmeno ha voluto incontrare una delegazione di rappresentanti di associazioni milanesi per i Diritti Umani. Loro fanno muro, un muro razzista e vergognoso: fortunatamente dall’altra parte questa volta hanno trovato fiamme e barricate, sassi e rabbia.
Informazioni, sito-bibliografie e ragionamenti su razzismo e sessismo (a cura di C. Bonfiglioli, L. Corradi, L. Cirillo, B. De Vivo, S. R. Farris, V. Perilli).
La straniera. Quaderni Viola #2, nuova serie.
Come il primo, anche il secondo numero dei Quaderni Viola si propone di fornire dati elementari di conoscenza, bibliografie e sitografie per chi desideri poi approfondire, spiegazioni brevi ma capaci di orientare un lavoro politico.
Il tema del razzismo è esaminato nelle sue intersezioni con il genere e la classe, così come nel primo numero il tema del lavoro è stato analizzato nelle intersezioni con il genere e con la condizione migrante. Le intersezioni tra vari rapporti di oppressione hanno assunto un’importanza crescente nella ricerca femminista internazionale. In questo quaderno vengono offerti esempi concreti di come genere-classe-razza/etnia/cultura-generazione contribuiscano a determinare posizioni di oppressione nella gerarchia sociale, ma anche nuove possibilità di presa di parola. Allo scopo di indagare alcune delle forme storiche in cui il concetto di razza è stato creato e impiegato, la prima parte del quaderno ne analizza alcuni momenti centrali: l’antisemitismo e la scientizzazione della categoria di razza, il razzismo anti-Rom, il colonialismo e, in particolare, il periodo coloniale italiano e il razzismo anti-meridionale. Il dibattito sul concetto di intersezionalità, sul ruolo da attribuire a ciascuna componente della triade “razza- genere-classe” si è arricchito negli anni di contributi e riflessioni sempre più numerose. La seconda parte perciò offre le coordinate teoriche e bibliografiche per orientarsi in tale dibattito e per affrontare, con una prospettiva più avveduta, l’intera trama problematica che è oggetto del quaderno. La terza e ultima parte infine si concentra sulle forme assunte dal razzismo contemporaneo in Italia, in particolare nelle loro declinazioni di genere. Gli immigrati e le immigrate sono divenuti/e il bersaglio principale di retoriche e pratiche xenofobe. Tuttavia, oltre che discorso esplicito, il razzismo contemporaneo si camuffa principalmente dietro narrative “difensive” che sempre più per affermarsi strumentalizzano le donne, italiane e non. Sono soprattutto tali narrative oggi ad insidiarsi nelle coscienze ed è, pertanto, dalla decostruzione di esse che dobbiamo partire per smascherare la propaganda razzista e misogina.
Per l'indice del numero e brevi schede sulle autrici rinviamo al sito delle Edizioni Alegre. Sui Quaderni Viola e La straniera si veda anche: Quaderni Violasito e blog.
L'omofobia, la lesbofobia e la transfobia degli altri
Update: l'aggiornamento riguarda la proposta di legge sull'omofobia. È stata respinta. In definitiva, onorevole concia e dintorni, quanto è stato utile sdoganare il fascismo e fare dichiarazioni d'amore ad alemanno?
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Una segnalazione di Sukkulaati (grazie!) ci mostra quale potrebbe essere l'uso del provvedimento contro l'omofobia che si sta discutendo in parlamento. L'articolo viene dal sempre più di destra “corriere”. Si racconta di due ragazze che si baciano e di un musulmano che le avrebbe aggredite. Si infarcisce l'articolo con considerazioni circa l'intolleranza dei musulmani e sulla naturale bellezza dell'amore tra due ragazze.
L'articolo è effettivamente sorprendente per almeno un paio di motivi.
Primo, perchè dimentica completamente che la stagione di aggressioni omofobe e lesbofobe, arricchita persino di stupri punitivi rivendicati dall'estrema destra per dare una lezione alle lesbiche, ha in italia una connotazione politica precisa ed è largamente legittimata da una morale cattolica che parla di gay, lesbiche, trans come di malati, persone senza diritti che mai potranno aspirare ad ottenere altro che non sia compassione. Certo non possiamo dimenticare gli interventi di criminalizzazione dei gay trattati come fossero contagiosi per bambini e adulti. Certo non possiamo dimenticare che le lesbiche per la destra dovrebbero finire nei campi di concentramento dove già sono state condotte in tempi ahimè sempre meno lontani.
Genealogia del razzismo lungo le trasformazioni dello sfruttamento
Alla fine degli anni settanta, quando la Rai mise in onda Radici, il serial televisivo sulla storia degli schiavi africani in America, mia nonna che il novecento lo ha attraversato tutto, chiedeva con insistenza di cambiare canale: “i negri mi fanno impressione” diceva. É stato in questo modo che, bambina, ho scoperto la “razza” e il razzismo, anche se solo nei decenni successivi avrei compreso fino in fondo di cosa si trattava, perché quei corpi neri terrorizzavano tanto mia nonna.
Dieci anni dopo, verso la fine degli anni ottanta, la musica di Chuck D, i Public Enemy e la storia delle Black Panther che presi a divorare, forse spinta proprio dalla curiosità aperta dall’affermazione di mia nonna, mi insegnarono che la “razza” non é un fattore biologico, ma anche che le discriminazioni razziali e le lotte che sfidavano apertamente tali discriminazioni, non sono un affare americano. Anche in Italia, oggi come ieri, le discriminazioni sul terreno della “razza” hanno stabilito gerarchie, rapporti di subordinazione e forme dello sfruttamento.
Mia nonna, settantaquattro anni nel 1978 e trentadue nel 1936 al momento dell’espansione italiana in Etiopia, aveva direttamente vissuto la grande depressione, quando la retorica fascista ed il progetto di espansione in Africa si proponevano di gestire il terremoto che aveva investito la divisione internazionale del lavoro. All’indomani della crisi si trattava di definire una nuova organizzazione del lavoro e la “faccetta nera” avrebbe garantito l’esistenza di un bacino di forza lavoro a basso costo.
Il mese di ramadan sta per finire, scandito da tante polemiche e condito da un insolito voyeurismo.
Mai visti tanti auguri tutti insieme.
Ci sono stati quelli di Obama. E in casa nostra quelli di Alemanno, ringraziato calorosamente (ahimé), dall'associazione degli Intellettuali musulmani.
Poi è arrivato il messaggio dell'arcivescovo di Milano alle comunità islamiche, in difesa del diritto della libertà di culto. Ma non tutti gli abitanti di Renate, paese natale del cardinale Tettamanzi, la pensano come lui.
«Qui è diventato un inferno – sbotta il signor Angelo – Venga il venerdì, ci sono almeno 250 persone. Lasciano le scarpe fuori e si ammassano lì dentro: siamo preoccupati. Noi condomini avevamo dato la disponibilità all'accoglienza, come sostiene il nostro arcivescovo, ma pensavamo che ospitasse dieci quindici islamici al massimo. Quelli che abitano a Renate, che conosciamo, che incontriamo per strada. Invece è diventato il punto d'incontro dei musulmani di tutta la zona. Non sappiano nulla di loro. A volte sono prepotenti» (dal Giornale).
Comunque la sete è tutto.
Perciò il mese del digiuno ha risvegliato perfino la filantropia dei datori di lavoro preoccupati per le condizioni fisiche dei loro braccianti. Al punto da volerli obbligare a bere per evitare pericolosi effetti collaterali.
Caster Semenya è tornata a casa il 25 agosto festeggiata da un bagno di folla.
Ad accoglierla a Pretoria c'era anche il presidente Zuma, indignato e ferito nell'orgoglio sportivo per lo scandalo che ha travolto l'atleta, come la maggior parte dei suoi connazionali sudafricani.
“Non le toglieranno la medaglia. L'ha vinta”, ha dichiarato Zuma perentorio, “la domanda non si pone nemmeno”.
Winnie Mandela si è schierata pubblicamente dalla parte di Caster. “Siamo fieri della nostra ragazza”, ha detto, e riferendosi ai vertici dell'Associazione internazionale di atletica leggera, ha aggiunto che “i loro insulti possono metterseli dove meglio credono”, (traducendo vivacemente).
Il resto del mondo nel frattempo aspetta con curiosità perversa indiscrezioni sui risultati dei cosiddetti gender test cui è stata sottoposta la golden girl, come l'hanno ribattezzata i giornali sudafricani. Che, si mormora, avrebbe in corpo il triplo del testosterone di una donna normale (?).
E poco importa che la nonna continui a giurare che sua nipote è una lei.
Allo stato attuale l'argomentazione più convincente circa la sua identità sessuale è “Sembra un uomo. Parla come Barry White”. Che forse è un po' poco per gridare all'impostura.
Le recenti polemiche sorte in Israele riguardo ai presunti abusi commessi dall’esercito israeliano nella guerra di Gaza sono indice di uno scontro alla cui base si cela qualcosa di più profondo: la crescente presenza dei nazionalisti religiosi all’interno delle forze armate, una volta dominate da elementi laici in gran parte provenienti dal movimento dei kibbutz – riferisce il giornalista americano Ethan Bronner
I reclusi nel Cie raccontano in una lettera cos’è accaduto.
La morte di Soudani Saleh, nel Cie di Ponte Galeria a Roma, ha colpito profondamente gli altri trattenuti nel centro. Sono persone che potrebbero dimenticare per evitare ulteriori vessazioni e scegliere l'omertà. Potrebbero condividere il silenzio con cui non solo le autorità ma anche le grandi reti di informazione hanno deciso di seppellire questa ennesima orribile morte, classificandola come accidentale, relegandola in scarni comunicati, in inchieste interne che partiranno in quanto atto dovuto, in articoli di poche righe nelle pagine e nei servizi locali, ricordando che la vittima aveva un passato di detenzione e di tossicodipendenza. Come se questo desse meno valore ad una vita che se ne è andata. Ma stavolta, i primi a parlare e ad agire sono stati gli altri migranti, quelli che alla mattina di un grigio 19 marzo hanno trovato il corpo ormai inanimato di Saleh, quelli che hanno chiesto aiuto invano, inascoltati, e che hanno visto portare via il loro amico verso un luogo di non ritorno.