ControStorie Rivista di approfondimento teorico su razzismo, genere, classe.
I am an Arab woman of color and we come in all shades of anger
di Rafeef Ziadah
08 Lug, 2010 at 01:28 PM
Noi/altre: sguardi incrociati su razzismo, sessismo e privilegio
di ControStorie.org
12 Mag, 2010 at 08:00 PM
Nei prossimi giorni si terrà il workshop Noi/altre: sguardi incrociati su razzismo, sessismo e privilegio. Il workshop, che si terrà a Bologna nell'ambito del Festival Divercity, è gratuito, avrà inizio lunedì 17 maggio e terminerà sabato 22. Pubblichiamo di seguito il programma, accessibile anche in formato PDF, con preghiera di pubblicazione e/o diffusione.
La definizione/percezione dell'“altro/a” è frutto di una storia e di specifiche relazioni e rapporti di potere tra soggetti in posizione di disuguaglianza economica, politica, sociale e culturale. Sono coloro che occupano una posizione di “dominio” a dire chi è (e come è o deve essere) “l'altro/a” (la donna, il/la colonizzato/a, l'immigrato/a…) e il “posto” che deve/può occupare. Nella dicotomia “noi/loro”, dove il noi viene posto come neutro ed universale (maschio, bianco, eterosessuale, cristiano…), i dominanti invisibilizzano e/o rendono opachi i violenti rapporti di potere e sfruttamento soggiacenti a questo processo e l'affermarsi di molteplici forme di resistenza.
Con questo workshop ci proponiamo di rendere visibile il razzismo e il sessismo che costruiscono quella che è una delle figure per eccellenza dell'“alterità”, di volta in volta definita “immigrata”, “donna di colore”, “straniera”, individuando alcuni luoghi cruciali della sua costruzione e possibili strumenti per la sua messa in discussione. Se l'amnesia e l'oblio della specifica storia del razzismo italiano (colonialismo, razzismo antimeridionale, leggi razziali fasciste del 1938) è il luogo che maggiormente sembra aver contribuito ad una certa rappresentazione dell'“altra” (rappresentazione che l'attuale recrudescenza del razzismo mostra come ancora operante), uno dei momenti forti di una sua messa in crisi è lo smascheramento della presunta neutralità e universalità della “bianchezza” e la critica dello sguardo etnocentrico che ancora sembra contraddistinguere anche l'atteggiamento di molte donne/femministe occidentali nei confronti delle donne migranti e /o non occidentali, viste unicamente come vittime da salvare o redimere. Durante il workshop – che si strutturerà su tre incontri nel mese di maggio più uno conclusivo a settembre –, tenteremo, a partire dalle diverse posizionalità, esperienze e punti di vista di relatrici e partecipanti, di mettere in discussione le retoriche razziste e sessiste che costruiscono “l'altra” anche in opposizione a coloro che sono, contemporaneamente, “altre” e “noi” (le “donne native”, le “mogli e madri esemplari”, le “nostre donne”…) tentando di far emergere reciproche percezioni, privilegi, luoghi comuni, conflitti e rapporti tra diverse dinamiche di resistenze.
17 maggio / ore 17.00
Retoriche razziste e sessiste e costruzione dell'altra Centro Civico Lame / Sala Blu Via Marco Polo 51
Workshop condotto da Vincenza Perilli
19 maggio / ore 17.00
Femminismi e migrazioni Centro Civico Lame / Sala Blu Via Marco Polo 51 interviene Enrica Capussotti
22 maggio / ore 16.00
Bianchezza e privilegio interviene Liliana Ellena Sala Il Cubo Via Zanardi 249
Siamo state e saremo sempre al fianco della resistenza palestinese!
Come donne atee, laiche, comuniste non possiamo tirarci indietro proprio adesso solo perché Hamas non ci piace o non rispecchia il nostro ideale di resistenza, di vita, di liberazione per un futuro diverso.
Questa non è la guerra di Israele e Hamas, è un conflitto che vede schierato da una parte uno stato e il suo potentissimo esercito e dall’altra un territorio occupato e una popolazione sotto assedio. Questa è la guerra permanente di Israele contro la Palestina tutta, contro il suo popolo e i suoi movimenti di resistenza. Certo oggi nella Striscia di Gaza è Hamas la formazione politica e militare a riscuotere maggiore successo: forse prima di storcere il naso o peggio di abbandonare il campo, varrebbe la pena chiedersi il perché questo sia avvenuto, capire cosa stia succedendo e metabolizzare i cambiamenti che si sono dati negli ultimi anni.
Stare al fianco della popolazione palestinese non significa sostenere a spada tratta il progetto di Hamas di uno stato islamico della Palestina. Prima di tutto nei territori ci sono anche altre formazioni che partecipano alla resistenza, ma sembra che Israele e i media occidentali preferiscano presentare il conflitto in altro modo. In secondo luogo è sempre stata tutta la popolazione a partecipare alla lotta di liberazione: far coincidere Hamas con l’intera società palestinese ci sembra un po’ semplicistico e fuorviante. In ultimo, proviamo a semplificare il discorso con un esercizio di fantapolitica e pensiamo alla situazione che viviamo qui in Italia. Se la Spagna ci invadesse, i nostri amici baschi non dovrebbero solidarizzare con noi soltanto perché c’è Berlusconi al governo?