Con questo appello reso pubblico nel gennaio 2005 Les Indigenes de la Republique irrompono sulla scena politica francese. La versione originale dell’appello è consultabile sul loro sito http://www.indigenes-republique.org
Discriminati nelle assunzioni a lavoro, nell’assegnazione di alloggi, nella sanità, a scuola e nei luoghi di svago e divertimento, le persone che provengono dalle colonie antiche o attuali o dall’immigrazione postcoloniale sono le prime vittime dell’esclusione sociale e della precarizzazione. Indipendentemente dalle loro origini effettive gli abitanti dei “quartieri” sono “indigeni”, relegati ai margini della società. Le “banlieues” sono definite “zone di non-diritto” che la Repubblica è chiamata a “riconquistare”.
Controllati per il nostro “aspetto esteriore”, contro di noi provocazioni varie, e persecuzioni di ogni sorta si moltiplicano, mentre le brutalità della polizia, a volte estreme, vengono sanzionate e punite raramente da una giustizia che funziona a due velocità. Per esonerare la Repubblica accusano i nostri genitori di rassegnazione e mollezza dal momento che noi conosciamo i sacrifici, gli sforzi, le sofferenze sopportati. I meccanismi coloniali di gestione dell’Islam sono rimessi all’ordine del giorno dalla creazione del Consiglio francese del Culto Musulmano sotto l’egida del ministero degli Interni. Discriminatoria, sessista, razzista, la legge contro il velo è una legge speciale, che ha il tanfo delle leggi da stato d’eccezione durante il periodo coloniale. Le persone che provengono da contesti coloniali e dall’immigrazione sono allo stesso tempo oggetto di discriminazioni politiche. I pochi e rari eletti sono generalmente confinati nel ruolo di “beur” (in verlain, slang che capovolge le lettere delle parole, beur indica le seconde e terze generazioni maghrebine. [N.d.T.]) o “black” di turno. Rifiutano il diritto di voto a tutti coloro che non sono “francesi”, nello stesso momento in cui contestano “l’enracinement” (la rivendicazione delle origini che svelano i rapporti di colonialismo [N.d.T.]) di coloro che francesi lo sono (seconde e terze generazioni appunto che hanno la cittadinanza e che rivendicano le loro “radici” [N.d.T.]). La cittadinanza legata allo ius solis inizia ad essere messa in discussione. Senza diritti né protezione, minacciati di continuo di arresto ed espulsione, decine di migliaia di persone sono private di documenti (san papiers). La libertà di circolazione è negata, un numero crescente di maghrebini e africani sono costretti e varcare le frontiere illegalmente mettendo a rischio la vita.
La Francia è stata uno stato coloniale… Per più di quattro secoli, ha partecipato attivamente alla tratta negriera e alla deportazione delle popolazioni dell’Africa sub-sahariana. Al prezzo di terribili massacri, le forze coloniali hanno imposto il loro giogo su decine di popoli di cui hanno rubato le ricchezze, distrutto la cultura, rovinato le tradizioni, negato la storia, cancellato la memoria. I fucilieri reclutati nelle colonie d’Africa dall’esercito francese, carne da macello durante le due guerre mondiali, restano vittime di scandalose diseguaglianze.
La Francia è ancora uno stato coloniale! Nella Nuova Caledonia, in Guadalupe, Martinica, in Gufane, Reunion, in Polinesia regnano repressione e disprezzo del suffragio universale. I figli di queste colonie sono in Francia, relegate allo stato d’immigrati, di francesi di seconda zona senza l’interezza dei diritti. In alcune delle sue antiche colonie, la Francia continua a portare avanti una politica di dominazione. Una parte enorme delle ricchezze locali è depredata dall’antica madrepatria e dal capitale internazionale. Il suo esercito è condotto in Costa d’Avorio come fosse un paese conquistato.
Il trattamento delle popolazioni provenienti dalle colonie prolunga, senza ridurla, la politica coloniale. Non solo il principio dell’uguaglianza davanti alla legge non è rispettato ma la legge stessa non si basa su principi di uguaglianza (doppie pene, applicazione dello statuto personale per le donne d’origine maghrebina, sub-sahariana…). La figura dell’“indigeno” continua a ossessionare l’azione politica, amministrativa e giudiziaria; legandosi ad altre logiche di oppressione, di discriminazione e di sfruttamento sociale. Inoltre oggi nel contesto del neoliberismo, si cerca di far giocare ai lavoratori immigrati il ruolo di destabilizzatori del mercato del lavoro per estendere all’insieme dei salariati ancor più precarietà e flessibilità.
La cancrena coloniale si impossessa degli spiriti. L’inasprimento dei conflitti nel mondo, in particolare in Medio Oriente, si rifrange immediatamente nel dibattito politico francese. Gli interessi dell’imperialismo americano, il neoconservatorismo dell’amministrazione Bush, incontra l’eredità coloniale francese. Una frangia attiva del mondo intellettuale, politico e mediatico francese, volta le spalle alle lotte progressiste e si trasforma in agenti del pensiero bushiano. Investendo lo spazio della comunicazione, questa ideologia ricicla la tematica dello scontro di civiltà e la trasforma nel linguaggio locale del conflitto tra “Repubblica” e “appartenenza alle comunità”. Come ai tempi gloriosi della colonizzazione, si tenta di creare conflitti tra Berberi e Arabi, tra Ebrei e Arabomusulmani e Neri. I giovani “provenienti dall’immigrazione” sono inoltre accusati di essere i diffusori di un nuovo antisemitismo. Con il vocabolo mai definito di “integralismo”, le popolazioni di origine africana, maghrebina o musulmana sono ormai identificate come la Quinta colonna di una nuova barbarie che minaccerà l’occidente e i suoi “valori”. Camuffati falsamente sotto la bandiera della laicità, della cittadinanza e del femminismo questa offensiva reazionaria s’impossessa del cervello e riconfigura la scena politica. Produce delle devastazioni nella società francese. Già ha iniziato ad imporre la sua retorica tra le forze progressiste, come una cancrena. Attribuire il monopolio dell’immaginario coloniale e razzista alla sola destra-estrema è un impostura politica e storica. L’ideologia coloniale perdura, trasversale alle grandi correnti di pensiero che compongono il campo politico francese.
La decolonizzazione della Repubblica resta all’ordine del giorno! La Francia repubblicana dell’uguaglianza è un mito! Lo stato e la società devono mettere in atto una critica radicale sul loro passato-presente coloniale. È tempo che la Francia interroghi i suoi Lumi, che l’universalismo egualitario, affermato durante la rivoluzione francese, respinga questo nazionalismo inarcato da “sciovinismo dell’universale”, presunto civilizzatore di selvaggi. È urgente promuovere delle misure radicali di giustizia e d’uguaglianza che mettano fine alle discriminazioni razziste nell’accesso al lavoro, all’alloggio, alla cultura e alla cittadinanza. Bisogna farla finita con le istituzioni che confinano le popolazioni provenienti dalle colonie ad uno stato di sotto-umanità.
I nostri genitori, i nostri nonni sono stati resi schiavi, colonizzati, animalizzati. Hanno preservato la dignità di esseri umani con la resistenza, con la lotta per liberarsi dal giogo coloniale. Siamo i loro eredi come siamo gli eredi di quei francesi che hanno resistito alla barbarie nazista e di tutti quelli che si sono messi a fianco degli oppressi, dimostrando con impegno e sacrificio, che la lotta anticoloniale non può essere slegata dalla lotta per l’uguaglianza sociale, la giustizia e la cittadinanza. Dien Bien Phur è la loro vittoria, non una sconfitta, ma una vittoria della libertà, l’uguaglianza e la fratellanza!
Per queste stesse ragioni siamo al fianco di tutti i popoli (dall’Africa alla Palestina, dall’Irak alla Cecenia, dai Caraibi all’America Latina…) che lottano per la loro emancipazione contro tutte le forme di dominazione imperialista, coloniale e neocoloniale.
Noi discendiamo dagli schiavi e dai deportati africani, figli e figlie di colonie e dell’immigrazione, noi francesi e non francesi che vivono in Francia, militanti impegnati nelle lotte contro l’oppressione e le discriminazioni prodotte dalla repubblica postcoloniale vogliamo contribuire all’emergere di una dinamica autonoma che interpelli il sistema politico e i suoi attori, e inoltre, l’insieme della società francese, nella prospettiva di una lotta comune di tutti gli oppressi e gli sfruttati per una reale democrazia sociale.
L’8 maggio 1945 la Francia repubblicana rivelò i suoi paradossi: il giorno stesso in cui la Francia festeggiava la capitolazione nazista, una repressione inaudita si abbatté sulle colonie algerine del Nord-Constantinois: migliaia di morti.
Il prossimo 8 maggio (2005) 60° anniversario di questo massacro, continuiamo la lotta anticoloniale con la prima Marcia degli Indigeni della Repubblica!