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La nuova destra traspira la vecchia da tutti i pori. Alemanno neosindaco di Roma voleva dedicare una via ad Almirante, tenente della Repubblica di Salò. Fini neopresidente della Camera era il delfino del tenente. Ma quella che ci si pone di fronte è una destra nuova che si ispira a tutte le tradizioni storiche della destra senza sposarne nessuna, e allo stesso tempo una destra che ha anche sviluppato delle proprie caratteristiche originali.
Dal fascismo
Come il fascismo, la nuova destra utilizza il razzismo per designare un capro espiatorio alla miseria. Utilizza gli stessi termini per lo smaltimento dei rifiuti e gli sgomberi dei campi in cui costringono a vivere i Rom. E oggi per negare ogni diritto aggiungono deroghe su deroghe – come i commissari speciali, i pacchetti sicurezza locali – alle leggi speciali che già tutti gli immigrati subiscono.
Dal fascismo riprende anche il legame con la classe media: cavalcarne la rabbia con un orizzonte di pensiero che non va oltre l’angolo della strada in cui tengono bottega. Il discorso “tasse” è rivolto a questi “bottegai” e su di esso si fonda oggi lo smantellamento di tutto il servizio pubblico. E se la nuova destra non riprende tutta l’eredità del fascismo, ciò le basta per contendergli l’aria grottesca e sinistra. Il sorriso a trentadue denti di Berlusconi non ha niente da invidiare al grottesco delle posture e conciature strane di Mussolini. E quando questo sorriso si affaccia all’indomani dell’incendio delle case dei Rom a Napoli non è meno sinistro delle immagini di Mussolini che presidiava l’esodo forzato del proletariato del centro di Roma.
Ma in Italia come altrove il peso della classe media non è più quello di ottanta anni fa. E sotto il fascismo non c’erano quattro milioni di stranieri in Italia, sul lavoro dei quali si regge l’economia del paese. Allora la nuova destra ha bisogno di altri modelli.
Dagli Stati Uniti della guerra fredda
Nel 1964 Johnson poté tenere un comizio della sua campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti insieme a Henry Ford, direttore della Ford Motors Company, e Walter Reuther, presidente dell’UAW, sindacato dei metalmeccanici. Johnson vinse le elezioni. Otto anni prima George Meany, segretario della confederazione a cui apparteneva l’UAW, poteva dire: “Non ho mai scioperato in vita mia, mai diretto uno sciopero, mai indetto uno sciopero, mai avuto niente a che fare con un picchetto. (...) In ultima analisi (...) credo nel sistema del profitto.” La destra statunitense del dopoguerra vinse una battaglia decisiva con la cooptazione dei dirigenti sindacali. Ed è in questa dinamica che siamo oggi coinvolti in Italia: da quando esistono i fondi pensione gestiti dai sindacati sono gli stessi dirigenti sindacali a partecipare in prima persona allo sfruttamento dei loro iscritti. È questa tendenza ad essere alla base della debolezza clamorosa dell’opposizione sindacale al progetto di smantellamento del contratto nazionale.
E se vogliamo trovare un esempio storico di riferimento per l’uso del razzismo nell’Italia di oggi, possiamo di nuovo cercarlo negli Stati Uniti della segregazione razziale. Oggi in Italia quattro milioni di persone, e più del 10% della forza lavoro, vivono sotto leggi diverse dagli altri. Ogni anno devono presentarsi alla polizia, dichiarare domicilio e lavoro per veder rinnovato il permesso di soggiorno. Il permesso di soggiorno vincolato al contratto di lavoro è stato il mezzo per aumentare lo sfruttamento degli stranieri tramite il ricatto della rottura del contratto. Aumenta così anche lo sfruttamento di tutti mettendo in concorrenza lavoratori e lavoratrici che vivono sotto leggi diverse. Non si parla ancora di segregazione in Italia, ma è questa la tradizione alla quale si ispira la nuova destra. Sia quella che governa, sia quella che si riunisce nel PD e che ha introdotto il vincolo tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro (legge Turco-Napolitano) così come i fondi pensione gestiti dai sindacati.
Ma gli Stati Uniti della segregazione e della cooptazione dei dirigenti sindacali erano anche gli Stati Uniti del boom del dopoguerra. Con la fine del boom serve più razzismo, più divisione, non basta la cooptazione dei dirigenti sindacali: la nuova destra ha dovuto trovare nuove vie per far accettare l’esistente.
Nuove strategie
Una di queste vie – a sua volta aperta dalla destra che non governa più, quella del PD – è stata quella dell’introduzione della precarietà che ha minato dal basso l’organizzazione sindacale. Non solo ha introdotto nuove divisioni sulla base della tipologia di contratto, ha anche messo milioni di lavoratori e lavoratrici qualificate nella posizione di fuggire la precarietà trovando un altro lavoro, magari più stabile, piuttosto che cambiare le condizioni di quello che si fa già. Individualmente qualcuno riesce a fuggire. Ma nell’insieme cresce lo sfruttamento.
Rendere accettabile una realtà più invivibile che mai ha dell’incredibile. Va quindi sottolineata la maestria particolare che possiede la nuova destra in materia di immagine e di industria dell’alienazione. Berlusconi riesce a dare più importanza all’immagine di un consiglio dei ministri nella Napoli dell’emergenza rifiuti che ad una soluzione dell’emergenza. Quest’immagine viene oggi sparata non solo tra le pubblicità delle sue televisioni, non solo tra i pop-up commerciali e nelle news in rete, ma anche tra le cronache razziste delle tonnellate di giornali gratuiti riversate ogni mattina su metro e autobus. Si è scritto tanto sui media del potere e il potere dei media, spesso riducendovi l’analisi del fenomeno Berlusconi, riducendo a Berlusconi l’analisi della nuova destra, e riducendo ad una misteriosa ingenuità delle persone la forza di convinzione dei media. Non mi voglio quindi dilungare su quest’ultimo punto. Ma credo che il proliferare su ettari di carta stampata di un razzismo anche in forma cartacea sia un cambiamento qualitativo drammatico di questi ultimi cinque anni in cui si radica il discorso della nuova destra.
Siamo di nuovo sull’orlo della barbarie. Dopo le vittorie elettorali de La Destra, Forza Nuova, Alleanza Nazionale e la Lega, a Napoli non brucia più solo la spazzatura. Hanno bruciato anche le case dei Rom. La nuova destra vede ora aprirsi la possibilità di travolgere ogni resistenza con il razzismo, centrale nel suo progetto politico. Questo progetto non è certo senza contraddizioni: ancora pochi mesi fa gli attuali Presidenti del Consiglio e della Camera impegnavano la maggior parte del loro tempo a scontrarsi. Ma per fare loro un’opposizione conseguente serve un progetto alternativo che metta al suo centro l’unità della nuova classe lavoratrice. |