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ControStorie
Rivista di approfondimento teorico su razzismo, genere, classe.
Scioperi per documenti PDF Stampa E-mail
di Leila Soula   
20 Set, 2008 at 12:00 AM

Dall’inizio del mese di aprile 2008, si è sviluppata a Parigi e dintorni una lotta inedita di “sans papiers’’ (“senza documenti’’, n.d.t.). Dalla metà degli anni novanta, infatti, le lotte dei sans papiers hanno preso la forma di occupazioni di luoghi simbolici come la chiesa Saint Bernard nel XVIII municipio di Parigi. Queste occupazioni hanno portato alla luce del giorno l’esistenza di sans papiers determinati ad uscire dall’anonimato e hanno ricevuto il largo sostegno dei francesi; qualche mese fa, hanno preso una forma diversa e molto più efficace: oggi i sans papiers salariati non temono più di scioperare e occupare i luoghi di lavoro per essere regolarizzati. La parola d’ordine sulle loro magliette: “Viviamo qui, lavoriamo qui, rimaniamo qui’’.

Non è la prima volta che i sans papiers escono dal silenzio per chiedere la regolarizzazione, la cosa inedita è che scioperi che sembravano isolati si sono estesi a macchia d’olio con diverse ondate e con occupazioni a Parigi e dintorni. La prima ondata è iniziata a febbraio con lo sciopero e l’occupazione del ristorante chic del XVI municipio di Parigi “La Grande Armee’’ del gruppo Costes. Questa occupazione è stata appoggiata dalla CGT (Confederazione Generale dei Lavoratori, n.d.t.) e dall’associazione Droits devant (Diritti avanti, n.d.t.). I nove dipendenti assunti da anni sotto false identità hanno deciso di scioperare per denunciare le condizioni di lavoro deplorabili (11 ore al giorno, straordinari obbligatori e non pagati, ecc.) e il fatto che non hanno diritto a nessuna previdenza sociale e sanitaria mentre ricevono buste paghe e pagano le tasse come qualunque altro dipendente. Dopo una settimana di picchetti, sette dipendenti hanno ottenuto la regolarizzazione, l’occupazione si è rivelata un successo e si è estesa a Parigi nel settore della ristorazione e altrove. Da allora, più di una decina di luoghi sono o sono stati toccati dalle proteste: sono scesi in sciopero dipendenti di un cantiere di demolizione nel XIII municipio, agenti di sicurezza di un negozio e cuochi del XIX municipio, cuochi a Issy les Moulineaux, dipendenti di una società di pulizie alberghiere nel XI municipio, dipendenti di una società di pulizie industriali e, nel momento della scrittura di quest’articolo, 60 sans papiers lavoratori interinali occupano gli uffici di una agenzia interinale di costruzioni nel X municipio.

Il 15 aprile scorso, si contavano più di 600 sans papiers in sciopero a Parigi, di fronte a questa grande mobilitazione il governo è stato costretto ad annunciare centinaia di regolarizzazioni sul migliaio di pratiche consegnate dalle sezioni locali della CGT.

Spesso gli scioperi hanno lo stesso profilo. I dipendenti decidono di contattare la CGT, SUD (Solidali Unitari e Democratici, n.d.t.) o la CNT (Confederazione Nazionale dei Lavoratori, n.d.t.) per ottenere il loro appoggio: militanti sindacali aiutano ad organizzare scioperi e i picchetti e propongono ai sans papiers di sindacalizzarsi per essere meglio organizzati.

Si tratta di un salto qualitativo importante fatto dalla CGT che ha infatti sempre rivendicato la regolarizzazione di tutti i sans papiers con lo slogan “i lavoratori non hanno patria”, ma è la prima volta che il sindacato entra in azione sostenendo fisicamente i picchetti creando dinamiche unitarie con gli altri sindacati (CGT, SUD e CNT) e organizzando raccolte di fondi presso altri settori in sciopero, nei quartieri, nei mercati, ecc.

C’è anche un cambiamento importante nella strategia dei sans papiers: con gli scioperi e le occupazioni dei luoghi di lavoro mostrano ai datori di lavoro e al governo di poter nuocere all’economia di piccole imprese. I sans papiers non si considerano più come vittime ma come una forza potenziale per piegare il governo all’indomani dell’elezione di Sarkozy e dell’instaurazione delle leggi sull’“immigrazione scelta” che impediscono agli immigrati meno qualificati dei paesi del continente africano (gli stessi che oggi scioperano) di vivere e lavorare in Francia.

Questa strategia permette anche di fare breccia nelle campagne razziste di Sarkozy che ha bisogno di dividere la gente e di deviare la rabbia nel momento di attacchi violenti: la rimessa in discussione delle 35 ore, del diritto di sciopero, l’allungamento degli anni di contributi per la pensione e la soppressione di posti di lavoro nei servizi pubblici.

In questo momento si prepara una terza ondata di scioperi. La posta in gioco è importante: bisogna lavorare per estendere le regolarizzazioni a tutti sans papiers, lavoratori o meno, pagati al nero o con busta paga e per mantenere l’unità sindacale.

Quest’unità è molto fragile perché, come ad ogni mobilitazione, il governo tenta la divisione scaricando sulla sola CGT il trattamento dei dossiers, cercando così di renderla responsabile delle regolarizzazioni caso per caso mentre la giusta rivendicazione delle associazioni di sans papiers è quella della regolarizzazione per tutti. Questa è una delle priorità degli attivisti dei comitati per un Nuovo partito anticapitalista (NPA) lanciati dalla LCR da gennaio.

Ad esempio nel XIX municipio, questi attivisti sostengono i sans papiers organizzando sottoscrizioni, portando cibo e sacchi a pelo, partecipando ai picchetti a fianco dei sindacalisti e di altre organizzazioni politiche.

Questa mobilitazione mostra ai sans papiers, ma anche ai francesi che la lotta offensiva paga. Mentre ci si aspettava una tregua estiva nelle mobilitazioni contro le riforme del governo, i sans papiers prendono il testimone e fanno crescere una fantastica speranza tra chi combatte per un altro mondo senza oppressione e senza sfruttamento. Regolarizzazione di tutti i sans papiers.

Info

Dopo una lunga, lunghissima gestazione, siamo riuscite/i a portare a termine il secondo numero della rivista!

Non ci piace correre, è vero… ma d’altra parte ci piace darvi il tempo per leggere anche altro :)

A questo punto non ci resta che augurarvi… buona lettura, è il caso di dirlo.

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