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ControStorie
Rivista di approfondimento teorico su razzismo, genere, classe.
Imperialismo e lotta per la liberazione LGBT in Medio Oriente PDF Stampa E-mail
di Jinan Coulter*   
27 Lug, 2009 at 12:00 AM

Introduzione e traduzione a cura del collettivo LGBT “Tiresia”, di Napoli

La denuncia che le istituzioni dei paesi occidentali fanno rispetto alla mancanza di libertà e diritti nei paesi islamici è due volte pericolosa. In primo luogo distoglie l'attenzione mediatica dall'ineguaglianza dei diritti e dalla violenza presenti nella nostra società, ad opera di maschi bianchi e italiani. Individuare come portatore di violenza e di una cultura omofoba e sessista chi proviene da un paese islamico – ma il discorso vale anche per gli est-europei – falsa la nostra realtà, che è quella di uno stato istituzionalmente sessista in cui discriminazione e violenza vengono perpetrate dai nostri vicini. In secondo luogo fomenta e giustifica una visione neoimperialista in cui esistono dei paesi per loro natura “sfortunati” (l'Iran dei gay impiccati o l'Afghanistan delle donne nei burqa) di volta in volta da civilizzare o in cui esportare la nostra democrazia.

La femminista e ricercatrice francese, esperta di questioni di genere, Christine Delphy, parlando della violenza sulle donne da parte degli immigrati e della demonizzazione di questi “stranieri”, giovani delle periferie, arabi o mussulmani, albanesi prima e rumeni poi, dice: “Oggi bisogna dirlo con forza: questo discorso non è soltanto razzista ma anche antifemminista”. Anche una parte del pensiero femminista e dei gruppi LGBT più o meno istituzionali porta avanti questa visione razzista e di “di destra”, che rappresenta i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, ma anche dell'Est Europa, come una sorta di Asse del Male in cui democrazia e civiltà non esistono e gli islamofascisti sono al potere. Questo potenziale, terribile pericolo, con il suo serbatoio di emigranti, minaccia di contaminare l'Occidente e le sue libertà con una “cultura” violenta e repressiva. Ciò non è altro che il tentativo di nascondere la reale velleità neoimperialista dell'Occidente, che giustifica l'occupazione militare e il saccheggio in nome della Guerra al Terrorismo e dell'esportazione di civiltà, inducendoci a non vedere i reali problemi delle nostre società e portandoci a credere che il problema stia nell'Altro.

Jinan Coulter, autrice di questo articolo, ha ben chiaro questo aspetto, e giustamente sottolinea (e questo è forse il punto più importante) come in realtà l'omofobia e il sessismo dei paesi musulmani non siano il frutto della “cultura islamica” bensì il retaggio dell'imperialismo e del colonialismo delle potenze occidentali, che al posto di esportare democrazia e diritti hanno esportato, come al solito, segregazione e violenza.

Collettivo Tiresia

Voglio iniziare con una citazione di Audre Lorde, la famosa poetessa e attivista lesbica africana-americana:

Non esiste una lotta contro una singola questione perché non viviamo vite fatte di singole questioni.

Questo è ancor più vero per quelle persone che vivono in paesi devastati da guerra, occupazione e violenza. Sarebbe assurdo quindi parlare solamente della lotta per i diritti LGBT in Medio Oriente ignorando il contesto politico che dà forma a queste lotte, soprattutto in un'epoca in cui in questa regione, che va dall'Iraq all'Afghanistan, dal Libano alla Palestina, è saccheggiata e le sue società sono distrutte.

Prima di tutto voglio parlare della situazione attuale nella regione, poi brevemente accennerò alla trascurata storia della pratica omosessuale nel mondo arabo e islamico, infine collegherò questa storia all'impatto che colonialismo e imperialismo hanno avuto sulle libertà e le pratiche delle persone, e non solo su coloro che chiameremmo LGBT, ma su tutte/i, sia socialmente sia sessualmente. È necessario precisare che le interconnessioni tra questi elementi sono abbastanza complesse e io posso solo tentare di individuare alcuni dei fattori che hanno dato forma alle espressioni attuali delle soggettività LGBT in Medio Oriente.

Miti arabi e realtà odierne

Voglio cominciare con la situazione attuale delle realtà LGBT in Medio Oriente e voglio far riferimento soprattutto al mito occidentale che è stato fomentato dopo l'11 settembre, diffuso dall'amministrazione Bush e dai suoi alleati, ma anche dai più grandi canali di comunicazione di massa, che riportano, ad esempio attraverso la voce di Christopher Hitchens, l'idea che il mondo arabo-islamico sia prevalentemente non-democratico, un monolite composto da società conservatrici e retrive e, peggio ancora, una regione in pugno agli estremisti e agli “islamofascisti” che odiano la modernità e sono profondamente repressivi contro chi non si conforma ai loro parametri. Questa non è solo una visione profondamente razzista e ignorante ma ignora completamente la complicata storia della regione e le attuali lotte per le libertà di ogni tipo, comprese le lotte contro il colonialismo, per i diritti delle donne, i diritti sindacali, la lotta LGBT e per la democrazia dal basso.

In effetti, a seconda del paese, cambiano le abitudini e le leggi riguardanti l'omosessualità. In alcuni posti è formalmente illegale ma le sanzioni sono raramente applicate finché le persone riescono a non uscire troppo allo scoperto. In altri paesi si può trovare uno scenario di organizzazioni e attivismo gay in luoghi pubblici. Quindi per esempio in paesi come il Libano, di cui parlerò in seguito approfonditamente, ci sono una serie di bar, club, locali e saune conosciute per essere esplicitamente gay o gay-friendly, molti di questi posti sono nel distretto musulmano sciita e non nelle aree a maggioranza cristiana, e naturalmente il Libano è il cuore della prima organizzazione per i diritti gay in medio oriente chiamata Helem, che in arabo significa “sogno”. Il lavoro, il sostegno e la costruzione di reti, insieme alla campagna di informazione sull' HIV/AIDS sono i principali compiti di questa associazione.

In Palestina c'è un gruppo di attiviste lesbiche, Aswat (Voci), la cui partecipazione attiva attraversa tutta la Palestina. Aswat ha tenuto la sua prima conferenza nel 2007 davanti a 350 persone.

Più in generale in Medio Oriente è estremamente comune vedere giovani uomini tenersi per mano in strada. È un aspetto culturale consueto nella società araba, non c'è un tabù culturale saldamente radicato sull'intimità fisica tra uomini, anche se questo non comporta automaticamente intimità sessuale. Ad ogni modo l'omosessualità ha una lunga tradizione storica nella regione, ne darò esempio successivamente. Ciò è in parte la conseguenza del modo in cui i sessi sono spesso separati nella società e i primi approcci sessuali sono più semplici tra persone dello stesso sesso e sono perfino visti come più sicuri perché scevri dalle conseguenze di una gravidanza.

In Giordania, ad Amman, si è da poco svolta in un club la prima notte apertamente gay (la Blacklisted). L'omosessualità non è ufficialmente un crimine nel paese. La “sodomia” quand'è praticata da persone adulte, consenzienti e in privato è stata ufficialmente decriminalizzata dal Codice Penale nel 1951. Quello che più è interessante è che gruppi organizzati in difesa dei diritti umani, come Amnesty e Human Rights Watch, hanno notato un aumento repentino del numero di casi di violenza e arresti decisi dal governo di gay e lesbiche in particolari luoghi quali la Giordania, l'Egitto, il Libano e l'Arabia Saudita, da quando è iniziata “la Guerra al Terrorismo”. Le soggettività LGBT e le altre comunità discriminate sono spesso le prime a subire le violenze e la repressione durante i periodi di crisi politica ed economica. Questo non toglie che, al di fuori del contesto politico più largo, la Giordania è in realtà uno spazio liberato per il beneficio della comunità LGBT. Certamente c'è ancora una grande varietà di norme negative sociali e famigliari che necessitano una dura lotta per essere abbattute, ma il dato è che lo scenario è vario e complesso.

D'altra parte in Egitto, anche lì dove esiste una scena gay, spesso sotterranea e nascosta, fatta di bar e club gay, si può essere repressi in massa. Alcune/i ricordano il caso “Cairo 52” del 2001, in cui 52 uomini furono arrestati a bordo di un night club galleggiante sul Nilo, “The Queen Boat”, conosciuto per essere un ritrovo gay. Scott Long dell'Human Rights Watch constata che ‘anche se sono pochi i provvedimenti nella legislatura egiziana che riguardano i crimini sessuali, questi sono radicati sia nella sharia che nel diritto consuetudinario’. Gli imputati furono trascinati ‘in un tribunale di sicurezza che non consentiva ricorsi. Quando l'Egitto spinse per il rinnovo delle leggi di emergenza che disposero la nascita di queste corti nel 2003, chiamò in causa l' US Patriot Act per giustificarsi’.

Dopo due anni di processi e contro-processi, almeno la metà degli uomini arrestati fu condannata a cinque anni di prigione. Il regista egiziano Yussef Shahin comunicò ad un'agenzia stampa francese che il cosiddetto “scandalo Cairo 52” fu messo in scena per distrarre l'attenzione da problemi economici.

Va aggiunto che, benché l'ONU e i membri del Congresso Statunitense condannarono i processi, non ci fu niente da fare per fermare il flusso di milioni e milioni di dollari del progetto americano di aiuto al regime di Mubarak. In tutta la regione, l'Egitto è effettivamente uno di quei luoghi dove tortura e repressione ai danni dei gay e delle altre minoranze sociali e politiche è ai più alti livelli di istituzionalizzazione. Nel 2006, Human Rights Watch e con questa un certo numero di organizzazioni per i diritti umani ha rilasciato un report di 144 pagine chiamato “Al tempo della tortura: L'assalto alla giustizia durante la crisi in Egitto ai danni degli omosessuali” che ha documentato arresti e torture continue su omosessuali.

Se si analizza la situazione paese per paese in Medio Oriente si noterà che non è repressiva allo stesso modo per i gay e che l'omofobia non è specifica, né peculiare del mondo arabo e islamico. La maggior parte delle cose che succedono in luoghi come l'Egitto o il Libano in termini di misure speciali da parte di governi contro i gay è esattamente quello che è accaduto nel Regno Unito e negli Stati Uniti negli anni Cinquanta del secolo scorso. A dire il vero la storia di nessuna nazione è stata liberata dalla persecuzione generata dall'omofobia.

Quindi quest'idea che il mondo musulmano o arabo sia intrinsecamente omofobo è tutt'altro che vera. Molti musulmani possono essere omofobi come lo sono molti cattolici, protestanti, induisti, ebrei ed atei, eppure non si sente la stessa demonizzazione delle altre fedi come avviene per l'Islam.

La lunga storia dell’omossessualità

In Medio Oriente non è sempre stato pericoloso avere una sessualità omoerotica come lo è adesso in molti posti.

Non è sufficiente lo spazio di quest'articolo per entrare nel dettaglio della storia dell'omosessualità nel mondo arabo, ma farò alcuni esempi tratti dalla letteratura araba e da resoconti antropologici della storia recente.

L'arte islamica, la letteratura e le storie popolari sono piene di riferimenti omoerotici, dalla poesia di Abu Nuwwas dell'ottavo secolo, a Omar Khayyan nel secolo XII e a Muhammad al-Nawaij bin Hasan (Shams al-Din) nel secolo XV, tutti scrittori viventi sotto le norme dell'Islam.

La pratica omosessuale è comunque sempre esistita come parte naturale e comune della vita, fintanto che non interferisce o compete con le istituzioni della famiglia e del matrimonio. Esempi più recenti sono contenuti in un testo del 1980 dello scrittore e antropologo Vincent Crapanzano: “I giovani marocchini dormono insieme, ed è il più grande a montare il più giovane”.

Nel libro Islamic Homosexualities: Culture, History and Literature (NYU Press,1997), Stephen Murray and Will Roscoe riportano una ricerca del 1952 che dimostra come il 38% degli studenti arabi maschi alle ultime classi di psicologia dell' Università Americana di Beirut avevano ammesso di aver avuto esperienze omosessuali fin da un'età molto precoce. Anche in Iraq negli anni ‘60 queste pratiche erano estremamente diffuse. Un'altra fonte afferma: “All'età di sette o otto anni i bambini iniziano a frequentare esclusivamente una società maschile – la forte necessità del giovane di appartenere a questo mondo maschile è utilizzata dagli uomini più grandi per indurli a pratiche omosessuali”.

Dovrei anche aggiungere che l'omosessualità non era e non è sempre strutturata su criteri di età, ci sono sempre stati omosessuali che prediligevano rapporti tra coetanei, specialmente tra i più giovani. È altrettanto importante capire che nella regione mediorientale per secoli, come nel resto del mondo, le persone praticavano l'omosessualità senza essere omosessuali intrappolati in una distinta sfera della personalità, categoria molto recente nella storia umana. Oggi nella maggior parte del Medio Oriente, soprattutto nelle comunità più legate alla tradizione e più isolate, è ancora comune l'assenza di questa distinzione, sebbene esistano nelle aree urbane di tutta la regione, come ho detto, gruppi lgbt che hanno iniziato la lotta per i diritti dei gay e molte persone hanno potuto identificarsi con una L una G una B o una T.

I paesi islamici, lungi dall'essere stati nel corso della storia luoghi in cui i gay erano sistematicamente repressi, torturati e assassinati, erano in realtà posti in cui l'omosessualità era visibile ed accettata. Ci sono stati nel corso dei secoli molti resoconti europei, finanche nel secolo XX, che descrivono il fascino e l'attrazione per una regione esotica dove il sesso tra uomini e ragazzi era alla portata di mano e considerato parte naturale della vita. Quando gli omosessuali furono perseguitate in Occidente, il Medio Oriente divenne il paradiso dove ciascuno poteva procurarsi esperienze impossibili da ottenere nell'Europa conservatrice.

Darò anche alcuni brevi esempi di come il Medio Oriente trattava con riguardo l'omosessualità. Il colonialismo occidentale e le prospettive orientaliste sul Medio Oriente resero appetibile all'immaginario collettivo ciò che poi sarà continuamente criminalizzato. Lo scrittore francese Gustave Flaubert scrisse nel suo viaggio in Egitto nel 1850: “Qui (l'omosessualità) è abbastanza ben accetta. Qualcuno ammette la propria sodomia e ne parla a tavola durante una cena. (prosegue dicendo) Vediamo in questo una forma di eiaculazione”.

Un altro testimone di questo fenomeno è stato un viaggiatore europeo cliente di un “bordello per ragazzi” negli anni ‘50 in Nord Africa e ricorda:

Molti di questi ragazzi, alcuni persino di tredici anni, avendo lasciato amici e parenti a Tangeri, trovarono un paradiso nel bordello per ragazzi… Erano dei cuccioli tanto deliziosi quanto adorabili, estremamente puliti e ben forniti di attributi e reputazione…

In un'edizione delle Mille e una notte del 1835 un passo dice:

Gli omosessuali dovrebbero possedere un alloggio gradevole, ben fornito di libri e vino reso ancor più gradevole dalla presenza di colombi e di usignoli. Un omosessuale può essere riconosciuto dal modo in cui ti fissa diretto negli occhi, uno sguardo fisso spesso seguito da una strizzatina d'occhi”.

Il Medio Oriente era il luogo dove uomini gay europei arrivavano per approfittare di giovani uomini e farci sesso, tutte cose che non avrebbero trovato liberamente una volta tornati a casa. Credo che questo spieghi la prospettiva orientalista sulla regione, e l'immagine del Medio Oriente come un posto di piaceri sensuali esotici e proibiti. Ciò fu ampiamente sfruttato dai viaggiatori europei 13 Mentre i viaggiatori degli imperi coloniali andavano in Medio Oriente per turismo sessuale, i poteri coloniali imponevano codici morali e legali che precedentemente non esistevano. Furono i Britannici che per primi misero fuorilegge la “sodomia” in Iraq dopo la Prima Guerra Mondiale durante il periodo coloniale. Senza dubbio oggi questo sfruttamento continua, anche se è maggiormente incentrato sulle donne. Lo stupro ha raggiunto livelli esorbitanti nell'Afghanistan e nell'Iraq occupati, così come altrove. Sebbene la visione esotica/orientalista non sia scomparsa del tutto questa desueta immagine delle donne e della loro sessualità, e non solo dell'omosessualità, è stata soppiantata oggi dalla criminalizzazione della cosiddetta oppressione contro gay e donne. Anche quando in realtà le donne sono violentate dai soldati americani sotto la guida del governo degli USA che è profondamente omofobico.

Dovrei precisare che la ragione per la quale parlo soprattutto di uomini sta nel fatto che i documenti sull'omosessualità storicamente e generalmente tendono ad essere scritti da uomini e riguardano altri uomini per la maggiore visibilità di cui hanno potuto beneficiare. Nonostante ciò esiste comunque una serie di racconti scritti sul desiderio omoerotico e sui rapporti tra donne ambientati negli harem e nei bagni pubblici.

L’omofobia : un retaggio coloniale

Nello stesso momento in cui i viaggiatori degli imperi coloniali andavano in Medio Oriente per turismo sessuale, i poteri coloniali imponevano codici morali e legali che precedentemente non esistevano. Furono i Britannici i primi che misero fuorilegge la “sodomia” in Iraq dopo la Prima Guerra Mondiale. Questo provvedimento faceva parte di un intero corpo di leggi coloniali creato dai Britannici oltre mezzo secolo prima, noto come “Codice Penale Indiano”. Il codice non era indigeno dell'India, quanto piuttosto parte del sistema giudiziario che i governatori coloniali britannici imposero in India nel 1860. L'articolo 377 di quel codice rendeva ‘i rapporti carnali ritenuti contrari all'ordine di natura’ un crimine punibile con fino a 20 anni di carcere. La criminalizzazione della sodomia in Iraq derivò dallo stesso corpo di leggi stabilito precedentemente. Infatti, con l'espansione dell'impero britannico durante il secolo scorso, l'articolo 377 e il codice penale furono imposti in Bahrain, Kuwait, Qatar, Sudan, Aden, Mascate e Oman e in tutti quei luoghi che oggi sono conosciuti con il nome di “Emirati Arabi Uniti”. Questa criminalizzazione fu rafforzata in nazioni come la Nigeria, il Kenia, l'Uganda, la Tanzania, la Malesia, il Pakistan, il Bangladesh, il Myanmar, Singapore, lo Sri Lanka, la Jamaica, le Bahamas e una lista intera di altre nazioni. Allo stesso modo il governo francese introdusse leggi contro la sodomia in Libano e in altri paesi durante il proprio mandato. Questa persecuzione è andata avanti di pari passo con la modernissima idea di stato-nazione e di controllo della moralità pubblica. In molti di questi stati che hanno sofferto a lungo una storia di sottomissione coloniale brutale e di ingerenze politiche da potenze straniere, l'omosessualità rimane ancor oggi illegale.

Come sostiene As'ad Abu Khalil, docente libanese-americano in un articolo dal titolo “A note on the study of homosexuality in Arabic Islamic civilization” (Arab Studies Journal ½, Fall 1993, pp. 32-34.) pubblicato nel 1993:

Quello che succede oggigiorno in Arabia Saudita, per esempio, in materia di conservatorismo sessuale è dovuto maggiormente al puritanesimo vittoriano più che ai costumi islamici. È alquanto inesatto imputare le pratiche sessuali correnti nella società araba moderna alla dottrina islamica. In origine l'islam non aveva lo stesso accecante giudizio biblico sull'omosessualità, quale quello presente nella cristianità. L'omofobia è un'ideologia di ostilità nei confronti delle persone omosessuali prodotta dai cristiani occidentali. Queste influenze nella cultura araba sono relativamente recenti e molte sono state introdotte da influenze occidentali.

Il colonialismo ha avuto un impatto drastico sulla libertà personale e sociale di questi popoli, soprattutto sulle donne e sulle pratiche sessuali viste come immorali, come è l'omosessualità. Il colonialismo ha sempre puntato sulla divisione della gente, lungo linee etniche, di classe sociale e religiose. Com'è successo ad esempio in Libano che nel 1943 si è trasformato in uno Stato fondato su un sistema politico di tipo confessionale, con l'aiuto della Francia, ed è stato costruito su una struttura di divisione del potere in base alle comunità di appartenenza, in cui la divisione avviene tra cristiani maroniti, sciiti e sunniti. Il presidente deve essere, secondo la costituzione un cristiano maronita, il primo ministro deve essere di confessione sunnita e il capo del parlamento un musulmano di tradizione sciita. Questo sistema confessionale è stato calcolato su un censimento del 1932 che mostra la comunità maronita come la maggioranza sostanziale nella popolazione, cosa che non è più così. Naturalmente le divisioni religiose sono state orchestrate da Israele e dagli USA, i più attenti organizzatori della lunga guerra civile libanese.

In Palestina, il governo britannico ha provato a piantare i semi di una divisione simile, quando ha proibito ai cristiani di entrare nel territorio della moschea di Al-Aqsa e di partecipare alle celebrazioni delle feste musulmane. Ma il governo britannico fallì in questa operazione. Siamo spettatori delle conseguenze mortali delle divisioni basate sulla religione che l'imperialismo prova a creare ancora oggi in Iraq.

Impatto attuale dell’imperialismo

L'età dell'impero è lontana dal terminare e l'ingerenza militare diretta e per interposta persona negli affari dei paesi di tutto il mondo continua. Ali Hilli, dell' “Iraqi LGBT” che ha sede in Inghilterra, sostiene che in Iraq, anche sotto Saddam, le persone erano ancora in grado di mantenere spazi in cui le pratiche omosessuali erano attuate senza la paura costante della persecuzione. Ciò è molto differente nell'Iraq post-occupazione di oggi dove squadroni della morte stanno sistematicamente ammazzando persone LGBT e altri che non vivono secondo i loro standard morali estremi e repressivi. L'Iraq è un paese più violento e frammentato rispetto a prima della guerra e le cose non miglioreranno per i gay e i non-eterosessuali finché non libereranno il loro paese dall'occupazione straniera.

In Libano l'impatto della guerra è stato pesante per tutte le persone coinvolte. Il gruppo LGBT libanese “Helem”, impegnato in obiettivi politici trasversali e in battaglie per i diritti civili in Libano, è stato molto colpito dall'assalto israeliano nel 2006. La guerra ha portato conseguenze devastanti in Libano, e non soltanto nel soffocare il lavoro di “Helem”, ma anche nel disfare l'intera struttura del già fragile sistema politico libanese.

Un attivista gay ha detto all'inizio dell'offensiva israeliana: “È deprimente sia per i gay che per i non-gay vedere che tutti gli sforzi che i libanesi hanno fatto negli ultimi 15 anni siano stati distrutti in 5 giorni”.

I membri di “Helem” erano in prima linea nel prestare soccorso. Hanno lavorato al fianco di vari gruppi religiosi e ONG, hanno trasformato i loro spazi in centri per i rifugiati e sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici. L'esperienza di lavorare al fianco di persone diverse è stata spesso positiva, nel mezzo di una guerra devastante le persone si sono unite e sono state capaci di costruite relazioni assicurando visibilità al gruppo per i diritti gay.

Ghassan Makarem, uno dei principali attivisti di Helem, ha riferito che Hezbollah si è congratulato in via informale per il lavoro della loro associazione e che il “Free Patriotic Movement” ha dato ad Helem un premio onorifico per il loro ruolo di sostegno umanitario. Credo che ciò dimostri cosa sia possibile se si condivide una lotta comune e come possa essere gradualmente conquistato il cambiamento.

Ad ogni modo, nei mesi seguenti la guerra con Israele, Helem capì che il suo lavoro di sostegno alle individualità LGBT doveva essere riformulato alla luce della situazione complicata e del tumulto politico in Libano nel dopoguerra.

Helem ha anche aderito alla piattaforma internazionale di boicottaggio del World Pride, che ha svolto alcune delle sue attività a Gerusalemme durante la guerra, con la parata svoltasi qualche mese più tardi; questo boicottaggio è stato fatto insieme a numerosi attivisti israeliani, che hanno annunciato il loro boicottaggio alla manifestazione denunciando l'impossibilità di un Pride sotto l'occupazione delle forze straniere. Ghassan Makarem sostenne:

Ascoltare gli attivisti occidentali parlare di islamofascismo e al contempo giustificare la scelta di Gerusalemme occupata come luogo del World Pride dovrebbe essere un chiaro segno. Il muro dell'apartheid di per sé è una parodia dello slogan “Amore Senza Confini”.

Durante la guerra in Iraq nel 2003, attivisti di Helem hanno partecipato a manifestazioni contro la guerra a Beirut in cui una bandiera arcobaleno sventolava davanti a tutti per la prima volta accanto a striscioni di religiosi, partiti di sinistra e partiti nazionalisti. Le/gli attivist* cercavano di affermare che la loro lotta era intrinsecamente collegata alla lotta globale contro la guerra e l'oppressione in tutte le sue forme.

In Palestina il gruppo Aswat è molto eloquente contro l'occupazione e lega sempre la propria lotta per i diritti LGBT a quella contro il progetto coloniale sionista in Palestina. Come dicono gli slogan di Aswat “siamo palestinesi, siamo donne e siamo gay”, lottano principalmente come palestinesi donne lesbiche che si battono per tutti i tipi di liberazione in Palestina.

Per avere successo in una situazione del genere ogni organizzazione per i diritti gay deve essere impegnata in queste lotte di vita o di morte. Ciò non significa SUBORDINARE la lotta per i diritti gay o delle donne, quanto piuttosto richiede una comprensione su come siano connesse.

Dovremmo anche chiederci perché gli Stati Uniti e i loro alleati non vogliano che ci concentriamo sugli abusi dei diritti umani e sul trattamento dei soggetti lgbt in paesi come l'Egitto e l'Arabia Saudita, i quali sono entrambi grandi alleati dell'Occidente e ricevono ogni anno miliardi di dollari in aiuti dagli Stati Uniti. O perché rimangano in silenzio davanti alle posizioni omofobe che dimostra per esempio il governo polacco, anch'esso alleato degli USA. Ciò non è un caso, vogliono limitare la nostra attenzione a quei paesi che cadono nel loro “asse del male” per continuare a giustificare le loro imprese belliche e per la loro intrusione negli affari mediorientali, e noi dobbiamo svelare la loro doppia moralità e le vere intenzioni che stanno dietro la loro agenda politica.

Gli anni ‘60 e ‘70 e come è stato vinto il cambiamento

Ci sono numerose importanti lezioni che possiamo trarre dal movimento di liberazione gay degli anni ‘60 e ‘70 in termini di creazione di unità e di coordinamento tra le lotte.

Il Fronte di Liberazione Omosessuale (NB. In inglese GLF gay liberation front) vedeva se stesso come parte di un più vasto movimento contro guerra, razzismo e oppressione. Il Fronte (GLF) prese il nome dai fronti di liberazione in Vietnam e Algeria. Capì che allearsi con il movimento di liberazione delle donne e il movimento per i diritti civili avrebbe potuto creare un rispetto comune e un'unità tra tutte le soggettività in lotta per la libertà. Nel 1970, Huey P. Newton, il leader delle Black Panthres, espresse pubblicamente il suo supporto ai movimenti di liberazione omosessuale e di liberazione femminista, il che è una prova di come si possa lottare per il cambiamento.

Certo è vero che sono stati fatti molti progressi in Gran Bretagna e nella maggior parte degli Stati Uniti, che molti importanti diritti sono stati guadagnati, dopo una lunga e dura lotta. Il matrimonio omosessuale e le coppie di fatto sono riconosciuti oggi legalmente, i gay e le lesbiche sono ora protetti dalla legge nell'usufruire di beni e servizi e sono tutelati dai sindacati sul lavoro.

Ma non bisogna dimenticare quanto sia ancora diffusa l'omofobia in Occidente; ciò si vede nella quantità di crimini commessi per omofobia, che è spesso sottostimata, si vede nei tentativi di suicidio di giovani lgbt, e nel prevalere di atteggiamenti di bullismo di tipo omofobico nelle scuole.

Jody Dobrowski, 24 anni, è stato assassinato nel 2005 a Londra; Clapham Common, da due uomini che lo ritennero visibilmente gay, ed è stato colpito tanto da rendere difficile il riconoscimento della salma (si è risaliti all'identità del ragazzo solo attraverso le sue impronte digitali).

Le “Section 28” è stata abrogata solo nel 2003. Fu promossa dal governo conservatore di Margaret Tatcher e prevedeva che l'omosessualità potesse essere discussa nel sistema educativo britannico esclusivamente nei contesti d'informazione su AIDS, morte e malattie, ed è stata cestinata solo 5 anni fa.

Tutti questi progressi sono stati guadagnati solo dopo lunghe lotte.

Per quanto riguarda il Medio Oriente le persone hanno il diritto di portare avanti le proprie lotte localmente; certo ci sono momenti in cui la solidarietà internazionale deve tradursi in azione fisica, come nel caso della Guerra Civile spagnola e delle Brigate Internazionali che si sono mosse per tentare di debellare il fascismo – ma non dobbiamo dare spazio a quella tradizione di azione che è in realtà fondata sulla guerra e sul saccheggio imperialista e nient'affatto sulla liberazione. Queste guerre distruggono i veri movimenti di liberazione – e questa è in parte una conseguenza desiderata – e rendono il futuro di chi resiste sempre più desolato.

E mentre dobbiamo assolutamente condannare la persecuzione degli omosessuali OVUNQUE essa sia, non dobbiamo invece sostenere le guerre che uccidono e devastano in nome della libertà e della democrazia.

Non ci può essere alcun processo di costruzione di una democrazia dal basso quando si vive sotto l'occupazione straniera. I movimenti per la democrazia in posti come l'Egitto e il Libano, che stanno resistendo all'ingerenza degli USA e alla guerra, aprono spazi per donne e gay e lesbiche per lottare per il cambiamento. Questo è il motivo per cui dobbiamo schierarci a favore delle loro lotte e non del fronte pro-guerra che non renderà mai possibile la reale liberazione in nessuna parte del mondo. Non ci può essere alcun processo di costruzione di una democrazia dal basso quando si vive sotto l'occupazione straniera. I movimenti che resistono all'ingerenza degli USA e alla guerra aprono spazi per donne e gay e lesbiche per lottare per il cambiamento ”

Jinan Coulter è un’attivista e filmaker palestinese. Vive a Londra. Questo articolo è la trascrizione di un suo intervento in occasione della settimana di dibattiti “Marxism”, tenutasi a Londra nel Luglio del 2008.

Info

Dopo una lunga, lunghissima gestazione, siamo riuscite/i a portare a termine il secondo numero della rivista!

Non ci piace correre, è vero… ma d’altra parte ci piace darvi il tempo per leggere anche altro :)

A questo punto non ci resta che augurarvi… buona lettura, è il caso di dirlo.

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