Torna in Prima Pagina ControStorie.org
Prima pagina arrow Il blog arrow Posts arrow Perché non condanniamo i nostri pirati
 
Calendario
Downloads
Aug.31

Versione italiana pubblicata su ControStorie #2. Jennifer Camper è una fumettista di New York. ...

Archivi
CategoryArchivio riviste(3)
Chi c'è online
Ci sono 136 ospiti collegate/i
ControStorie
Rivista di approfondimento teorico su razzismo, genere, classe.
Perché non condanniamo i nostri pirati PDF Stampa E-mail
di K'Naan   
10 Mag, 2009 at 12:00 AM

È possibile che esista mai qualcuno che sia davvero a favore della pirateria? Al di fuori dei ranghi dei banditi del mare, e di giovani ragazze che fantasticano un incontro con Johnny Depp, c'è qualcuno che direbbe, con un riguardo onesto alla buona condotta umana, che sono a favore della rapina al mare?

Beh, nella Somalia, la risposta è, che è una situazione complicata.

I mass media in questi giorni hanno prestato attenzione alla pirateria al largo della costa somala con un tipo di giornalismo così sbilanciato che è fortunato che non si trovano di persona su una nave. È vero che il dirottamento costante di natanti nel Golfo di Aden rappresenta una minaccia significativa alla rotta di commercio intenso tra l'Asia e l'Europa. Ed è inoltre vero che il denaro è l'obiettivo principale per gran parte dei pirati che svolgono le loro attività lungo questa vasta costiera.

Ma secondo molto somali, il disturbo provocato alla rotta cara al commercio dell'Europa è solo il destino che morde il culo al colpevole. E se non credi nel destino, forse credi nella verità della storia recente. Ecco perché noi somali esitiamo a condannare i nostri pirati.

Alla Somalia manca una qualsiasi forma di governo funzionante dal 1991. Benché i suoi fallimenti, in modo simile a molti altri governi nascenti in Africa, sgorgarono dai sorgenti dell'indipendenza post-coloniale, dal cattivo governo e dagli usurai dei piani di sviluppo, il problema specifico della pirateria è stato messa in moto nel 1992.

Dopo il rovesciamento di Siad Barre, il nostro dittatore senza meriti di circa venti anni, due forze principali del clan Hawiye giunsero al potere. All'epoca, Ali Mahdi e il Generale Mohamed Farah Aidid, i due dirigenti dei ribelli Hawiye, erano considerati come liberatori. Ma l'unità tra i due uomini e i loro rispettivi sotto-clan durò molto poco. Era come se fossero rimasti sgomenti davanti all'avvento della caduta del dittatore; oppure avevano semplicemente dimenticato chi avrebbe assunto la direzione del paese una volta sconfitta il nemico comune.

Un disaccordo riguardo a chi doveva salire di grado da leader della milizia all'ufficio di presidente ha posto fine alla loro luna di miele. A causa di questo disaccordo abbiamo assistito a una delle guerre più sconvolgenti nella storia della Somalia, che ha portato alla dispersione di milioni di persone e alla morte di centinaia di migliaia.

La guerra, però, è costosa e alle milizie servono alimenti per le proprie famiglie, e Jaad (uno stimolante a base di amfetamine) onde restare svegli per i momenti di combattimento. Un buon signore di guerra ben radicato nel proprio clan doveva perciò impegnarsi bene della cura dei suoi combattenti. Gli uomini di Aideed si sono occupati della rapina dei camion che portavano il cibo alle masse affamate, rimettendolo in vendita per proseguire la loro guerra. Ali Mahdi, però, ha fissato lo sguardo su una risorsa più grande e meno sfruttata, e cioè: l'Oceano indiano.

Già a quel punto i pescatori della costiera della Somalia si lamentavano di natanti che entravano illegalmente nelle acque somale per derubarle della pesca. Siccome non esisteva nessun governo a cui denunciare il problema, le proteste dei pescatori rimasero inascoltate.

Intorno a questo periodo, però, si stava mettendo in atto una pratica più sinistra e manipolatrice. Una società svizzera che si chiama Achair Partners, e una società italiana chiamata Progreso, arrivarono a un accordo con Ali Mahdi, secondo il quale avrebbero scaricato contenitori di rifiuti tossici nelle acque somale. Si diceva che queste aziende europee pagassero i signori di guerra circa $3 per ogni tonnellata che scaricavano, mentre in Europa disfarsi dei rifiuti in maniera corretta costa intorno a $1000 per ogni tonnellata.

Nel 2004, dopo che uno tsunámi portò sulla spiaggia diversi contenitori con delle perdite, migliaia di persone intorno alla regione Puntland hanno cominciato ad accusare sintomi severi di malattie in precedenza sconosciute, come ad esempio perdite di sangue addominale, il scioglimento della pelle e molti sintomi immediati simili al cancro. Nick Nuttall, portavoce per il Programma sull'Ambiente delle Nazioni Unite, dice che nei contenitori c'erano molti tipi diversi di rifiuti, tra i quali "l'uranio, le scorie radioattive, il piombo, il cadmio, il mercurio e i rifiuti chimici". Non si trattava, però, di un male di passaggio da parte di uno o due gruppi sparsi che si approfittavano delle nostre acque poco protette. L'inviato dell'ONU per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, afferma che la pratica continua fino a oggi. La prima mobilitazione dei pescatori ebbe luogo pochi mesi dopo quelle segnalazioni iniziali, e assieme alle milizie delle strade si inoltrarono nelle acque per arginare la libertà degli occidentali nella distruzione della vita acquatica della Somalia. Oggi giorno, a distanza di anni, i modi per scoraggiarli sono diventati meno nobili, e gli ormai ex-pescatori assieme alle milizie hanno cominciato a prendere il gusto del riscatto al mare. Una tale forma di pirateria rappresenta oggi un contributo notevole all'economia somala, specialmente in quella regione dove le aziende di discarica dei rifiuti tossici cominciarono per primo a sotterrare la trappola mortale della nostra nazione.

Ora il contributo della Somalia ha aumentato del 21 percento l'ammontare degli attacchi in un solo anno. La NATO e l'Unione Europea mandano le loro forze militari davanti alla costiera somala nel tentativo di rallentare gli attacchi, e la Blackwater e ogni specie di aziende della sicurezza privata sono decisi ad approfittare delle opportunità. Mentre da parte loro, però, gli Europee hanno tutti i diritti a proteggere i loro interessi di commercio nella regione, da parte nostra i pirati rappresentavano l'unico modo che avevamo per scoraggiare un disastro ambientale imposto dall'esterno. Nessuno può dire con sicurezza che alcune tra le navi che ora tengono sequestrate con la pretesa di un riscatto non erano coinvolte in attività illegali nelle nostre acque. In verità, se chiedi a un somalo qualsiasi, eliminare i pirati significa soltanto violentare continuamente la nostra costiera da parte di natanti occidentali che non sono controllati da nessuno, e la conseguente produzione di una nuova generazione ammalati di cancro. Davanti a una tale scelta, isseremo tutti quanti le nostre bandiere di pirati.

È ora che il mondo dia al popolo somalo delle garanzie che finiranno queste attività illegali da parte dell'occidente, se si vuole davvero che cessino le attività dei nostri pirati. Non vogliamo che l'Unione Europea e la NATO fungano da scudo per questi teppisti scaricatori di scorie nucleari. Mi sembra che quest'ultima crisi moderna in verità riguarda non solo la questione della giustizia in generale, ma soprattutto a chi appartiene quella giustizia.

Come si vede sempre più ai nostri giorni, quel che è per qualcuno un pirata è per qualcun altro una guardia costiera.

K'Naan – Somalia

K'Naan on Somali Pirates – There is a reason why this started


Commenti utenti
Your Name / Email Address


Espandi il riquadroMinimizza il riquadro
ControStorie | Rassegna stampa | Links | Il blog
Membri: 24
Novità: 54
Links: 51
Visitatrici/tori: 77961