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ControStorie
Rivista di approfondimento teorico su razzismo, genere, classe.
Presidi a Milano e Modena contro i CIE PDF Stampa E-mail
di ControStorie.org   
05 Mar, 2010 at 12:00 AM

Pubblichiamo di seguito alcune corrispondenze dalle lotte in corso contro i Cie di Milano e Modena. I testi che seguono sono reperibili sul blog noinonsiamocomplici.noblogs.org.
Ecco un breve sommario: Presidi a Milano (5 marzo) e a Modena (6 marzo) - Aggiornamenti dai Cie, Aggiornamenti sugli scioperi della fame nei Cie, Sciopero della fame in Corelli, Testimonianze dal lager di Corelli in sciopero della fame e solidarietà agli antirazzisti torinesi, Da Yarl's Wood e Hardmonsworth a Corelli: la lotta contro i lager della "fortezza Europa" non si ferma!.

Presidi a Milano (5 marzo) e a Modena (6 marzo) - Aggiornamenti dai Cie

05 Marzo, 2010 10:56

 

Milano: venerdì 5 marzo, appuntamento alle 16.30 davanti al lager di via Corelli per sostenere la lotta dei reclusi

Leggi l'appello del Comitato antirazzista milanese

Modena: sabato 6 marzo alle 16, presidio di Libera e volantinaggio di Noinonsiamocomplici in piazza Torre/Emilia contro il razzismo, in solidarietà a Joy rinchiusa nel Cie di Modena e a tutti/e i/le migranti in sciopero nella fame nei lager di Stato

Aggiornamenti dai Cie

radiocane (dal minuto 34'11'')

radio onda rossa

Aggiornamenti sugli scioperi della fame nei Cie

04 Marzo, 2010 18:32

Nel corso della giornata di ieri la protesta si è estesa anche ai Cie di Bologna, Gradisca d'Isonzo, Torino e Roma.

Per ulteriori aggiornamenti, rimandiamo al sito di radio onda rossa.

 

Sciopero della fame in Corelli

04 Marzo, 2010 16:50

Da ieri mattina tutto il  CIE di via Corelli è in mobilitazione. Hanno incominciato uno sciopero della fame cui aderiscono  tutte le sezioni, la femminile, le maschili e trans. Hanno scritto una rivendicazione di cui riportiamo una  parte:

Siamo stanchi di non vivere bene. Viviamo come topi.  La roba da mangiare fa schifo.
Viviamo come carcerati ma non siamo detenuti.
I tempi di detenzione sono extra lunghi perché 6 mesi peridentificare una persona sono troppi.
Siamo vittime della Bossi Fini.
C'è gente che ha fatto una vita in Italia e che ha figli  qua, gente che ha fatto lascuola qui e che è cresciuta qui.
Non è giusto. Non siamo delinquenti.
L'80 per cento di noi ha lavorato anni per la società italiana e si è fatta il culo.
I veri criminali non ci sono qui. Una settimana fa uno di noi ha cercato di suicidarsi.
Poi sono arrivati i poliziotti coi manganelli per picchiarci come criminali o animali.
Siamo stanchi di questa vita. Vogliamo essere liberi come dei gabbiani e volare.
Però sei mesi sono troppi per un'identificazione, qui è peggio, peggio della galera.
La gente uscita dal carcere viene riportata qui altri sei mesi dopo che ha pagato la sua pena, non è giusto.
La gente che ha avuto asilo politico dalla Svizzera o da altri stati in Europa e del mondo qui in Italia non li accettano, non è giusto.
I motivi dello sciopero è che i tempi sono troppo lunghi e abbiamo paura perché due di noi sono morti dopo che sono stati espulsi altri sono pazzi e noi non sappiamo cosa fanno loro dopo l'espulsione, e per andare ti fanno le punture e diventi pazzo, alcuni muoiono.
Entrando qui eravamo tutti sani e poi usciamo che siamo pazzi. Inoltre rimarremo in sciopero fino a che non fanno qualcosa per quelli arrestati di Torino che hanno fatto tante cose per noi e che ora son in carcere.
Come scrive Dante il grande poeta "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare".
I detenuti di Corelli hanno sentito anche i centri di Ponte Galeria, Bologna e Torino che hanno cominciato a loro volta a fare assemblee per decidere quando iniziare anche loro lo sciopero.
Invitiamo tutti a portare bevande (succhi e acqua) al Centro, per sostenere lo sciopero dei detenuti e non lasciarli soli.

A presto aggiornamenti

Per contatti 3661624136

Ascolta le interviste di radio onda rossa nei Cie

Testimonianze dal lager di Corelli in sciopero della fame e solidarietà agli antirazzisti torinesi

07 Marzo, 2010 11:09

A Corelli, dopo giorni di sciopero della fame i detenuti e le detenute cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi; una è stata portata in ospedale. I detenuti hanno fatto la richiesta per esser pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo, nel centro di Corelli,  non avviene. Tuttavia, nonostante le difficoltà, i reclusi continuano con determinazione, supportati anche dalla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti. 

Anche a Roma una ventina di reclusi continua lo sciopero. I gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri oramai sono 10 giorni che non mangiano e sono molto provati. A differenza che a Milano i reclusi sembra che siano pesati e monitorati regolarmente ma la nuova cooperativa subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. Ciascun recluso ha in dotazione solo un litro d’acqua al giorno diviso in due bottigliette da mezzo litro, una la mattina ed una la sera. E solo con questo portano avanti la loro lotta. A Torino intanto lo sciopero continua a staffetta.

Bologna invece è un caso a parte. Dopo due giorni che non si avevano più notizie da dentro i reclusi hanno risposto alle chiamate dei solidali. Lo sciopero si è interrotto dopo il primo giorno, tranne che per un recluso che continua il suo sciopero della fame in solitaria e per motivi personali. Il motivo di questa difficoltà è presto detto: in questo cie  infatti sembra sia una prassi quella di drogare con tranquillanti il cibo dei reclusi, al punto tale che ogni volta che li si chiama rispondono del tutto  intontiti ed addormentati, quale che sia l’ora del giorno in cui li si senta.

Di seguito riportiamo alcune dichiarazioni raccolte dalle sezioni trans  del cie di Corelli:

Siamo in 20 persone che stiamo facendo lo sciopero della fame. In ogni stanza siamo in 4 persone.  I muri son pieni di muffa le lenzuola  vengono cambiate una volta alla settimana mentre le coperte non vengono mai cambiato. Ogni  15 giorni ci danno un bagnoschiuma.  Alla sera dobbiamo pulire noi la stanza con la scopa e il secchio. Le finestre sono senza tende così la mattina presto  entra la luce. Noi siamo obbligate a mettere le coperte sulla finestra per dormire. Il bagno è uno schifo. E’ molto sporco.  Gli scarichi son tutti intasati, dobbiamo fare per forza i nostri bisogni in piedi. Alle 8 e mezza di mattina ci portano un bicchiere di latte e una  brioche. Non possiamo bere le cose calde se non con la macchinetta a pagamento. Il cibo è molto scadente, ci portano spesso il tacchino. Noi che abbiamo il silicone non possiamo mangiare il tacchino. Per questo a molte di noi sono venute infiammazioni alle protesi ai fianchi al seno nei glutei. Quando andiamo alla croce rossa  per i nostri problemi di salute ci danno dei tranquillanti per togliere il dolore, ma  queste gocce ci fanno addormentare. Quando abbiamo troppo dolore ci danno la tachipirina.
Io mi chiamo [...] sono qua da una settimana.  Ho subito iniziato lo sciopero della fame perché non possiamo stare qua 6 mesi.  Inoltre sono sieropositiva, avevo da fare gli esami del sangue per valutare quali medicamenti prendere invece son stata portata qui e mi hanno fatto saltare la visita. Ho avuto tre giorni la febbre molto alta. Stavo così male che mi hanno portato in ospedale al policlinico per un blocco intestinale. Dopo di che mi hanno riportato in Corelli sempre senza le medicine per l’hiv. Io sono in Italia da nove anni, mi sono ammalata in Italia e non posso stare qua dentro. Abbiamo bisogno di mantenerci e di mantenere la nostra famiglia al paese. Noi vogliamo la nostra libertà perché non abbiamo fatto nulla e ci obbligano a stare qua dentro senza potere fare nulla. C’è una psicologa che viene dentro una volta alla settimana, ma tanto alla fine ci danno sempre 30 gocce di Valium o per dormire e via…poi diventiamo tutte dipendenti.
Io ho avuto un incidente  molto grave fuori da qua. Ero ancora in cura con la fisioterapia e invece mi hanno presa e portata al cie. Mi ero fratturata  la scapola sinistra il femore e il ginocchio. Qui spesso la ferita alla gamba mi si infiamma. Vado in infermeria, mi danno una crema idratante e basta. Molte di noi sono state prese a Pisa, chi ci viene a trovare ha diritto a  7 minuti di colloquio dopo  5 ore di viaggio… È pieno ovunque di scarafaggi e vermi nei water e nella doccia. La polizia ci maltratta, ci trattano come cani, ci insultano dicendo che siamo tutti gay, fanno battute sessiste nei nostri confronti. Quando diciamo cose che non gli vanno bene ci danno schiaffoni in faccia, per qualunque cosa ci aggrediscono e ci trattano come se non fossimo come esseri umani, con totale disprezzo. Sappiamo che una trans a Natale s’è suicidata qua dentro… c’è una ragazza dentro da quattro mesi che ha visto quello che è successo quando la ragazza si è suicidata e ora è del tutto fuori di testa, perché una persona normale non può sopravvivere qua dentro e molti vedono come unica uscita la morte… Ci sono persone con casi psichiatrici e dobbiamo vivere tutti assieme in una situazione di conflitto, con diverse patologie tutti assieme e qua entro siamo costretti a convivere con malattie diverse, neppure in carcere è così.

Ed una testimonianza dal reparto donne:

Mi chiamo [...] vi racconterò la mia storia. Sono arrivata in Italia come turista perché mi piaceva molto questo paese. L’ultima volta mi ha fermato la polizia, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno. Io  avevo solo il visto come turista ma mi hanno portato in questura dove son stata 3 giorni e poi in Corelli. Mi hanno presa il 26 gennaio e avevo in tasca il biglietto dell’aereo per tornare in Brasile il 16 febbraio…beh son ancora qui. Ora dovrò uscire da questo paese come una criminale, scortata dai poliziotti. Non immaginavo che in Italia potesse esistere un posto come questo. Mi sento inutile, sto molto male.  Ci trattano come animali,  e questo è solo l’inizio… dovremo fare  sei mesi in questo inferno per poi uscire di qua con un’espulsione per dieci anni.
Chiediamo a tutti che ci ascoltino che anche se ci dicono clandestini siamo gente di buon cuore.  Siamo venuti in cerca di una vita migliore.  Stiamo facendo lo sciopero per fare capire alla gente che siamo esseri umani e abbiamo il diritto di vivere qua come tutti gli altri e che non ci possono togliere la libertà. Ci dovrebbero esser altri modi per ottenere questo pezzo di carta senza passare da questo inferno. È veramente una legge ingiusta, non so chi l’ha inventata e non vogliamo rispettarla. Per noi l’unica opzione che abbiamo è lottare.

(a cura del Comitato antirazzista milanese)

* * *

L'8 marzo a Torino si terrà un presidio in solidarietà con gli antirazzisti torinesi arrestati e con le/i migranti in sciopero della fame nei lager di Stato.

Sempre a Torino, martedì 9 marzo al Palazzo di giustizia si terrà il riesame; ascolta l'intervento di un compagno a radio onda rossa.

Da Yarl's Wood e Hardmonsworth a Corelli: la lotta contro i lager della "fortezza Europa" non si ferma!

10 Marzo, 2010 14:16

Nonostante l'accanimento dei guardiani e della Croce Rossa – che hanno hanno cercato di impedire che le/i solidali portassero acqua e succhi di frutta per sostenere la lotta delle e dei migranti– continua lo sciopero della fame nel lager di via Corelli a Milanole/i solidali hanno fatto entrare altre bevande.

A Ponte Galeria, invece, non c'è più speranza, come spiega un recluso ai microfoni di radio onda rossa. Fuori dal Cie di Roma il 13 marzo si terrà un presidio. Leggi il comunicato delle compagne; leggi l'appello; guarda il manifesto; ascolta l'intervento di un antirazzista.

Da Torino, giungono notizie sul peggioramento delle condizioni di Sofien, in sciopero della fame da giorni. E intanto si attende a breve la decisione del tribunale del riesame sugli arresti di Torino (leggi qui).

Anche in Inghilterra si susseguono gli scioperi della fame e per domani, 11 marzo, è prevista una deportazione di massa in Nigeria con un volo speciale su cui verranno imbarcate anche molte delle donne che dal 5 febbraio sono in sciopero della fame nel lager di Yarl's Wood. Uno sciopero della fame, che ha coinvolto ottantaquattro donne, lanciato per chiedere la fine di tutte le umiliazioni che avvengono nei centri di detenzione.

Una breve sintesi della protesta. Il giorno 8 febbraio, le guardie della Serco, che gestiscono il lager di Yarl's Wood, hanno violentemente attaccato le donne in sciopero della fame per interrompere la protesta: settanta donne sono state chiuse nel corridoio per otto ore senza acqua, cibo, bagno e senza assistenza medica.

Molte sono svenute e una ventina di donne che avevano tentato di evadere dalle finestre sono state picchiate e messe in isolamento. Quattro di queste donne considerate “leader” sono state trasferite alla prigione di Holloway a Londra.

Successivamente hanno avuto luogo alcune proteste di solidarietà con le detenute: il 10 febbraio degli studenti hanno fatto uno sciopero della fame negli uffici della Serco a Londra; il 12 febbraio una cinquantina di persone hanno fatto un presidio rumoroso davanti agli uffici della Serco, 84 militanti no-border hanno fatto un digiuno di 24 ore, e altre sessantasei persone a Bedford hanno fatto uno sciopero della fame di 24 ore; il 17 febbraio,  si è svolta una manifestazione sotto il carcere dove sono detenute le quattro di Yarl's Wood a  Londra; il 21 febbraio un'altra manifestazione si è tenuta nei pressi di Yarl's Wood e il 26 davanti agli uffici della Serco.

Le cinque donne considerate le leader della protesta sono tutt'ora in carcere (si tratta di Gladys Obiyan dalla Nigeria, Denise McNeil e Sheree Wilson dalla Jamaica,  Aminata Camara dalla Guinea e Shellyann Stupart  dalla Jamaica). Denise, che da settimane è in isolamento, era riuscita a far uscire delle foto che testimoniavano le botte subite dalle guardie della Serco e ha scritto una testimonianza. Nel mentre, a Yarl's Wood almeno ventisette donne hanno continuato lo sciopero della fame, venendo sempre più isolate dalle guardie della Serco che ne hanno interrotto i legami con l'esterno.

Un charter per la Nigeria è programmato giovedì 11 marzo alle 19.30; è abbastanza sicuro che un gran numero di detenute che hanno fatto lo sciopero della fame saranno su quel volo per l'espulsione. Su quel volo potrebbero essere deportate/i anche nigeriane/i dai Paesi Bassi.

Una donna di Yeal's Wood in sciopero della fame qualche tempo fa ha scritto:

Le donne in sciopero della fame vogliono risposte e dignità. Sono una delle settanta donne in sciopero della fame nel Centro di Yarl's Wood contro il trattamento a cui siamo sottoposte. siamo in sciopero della fame dall'inizio di febbraio. Io ho vinto la mia causa e mi è stato garantito l'asilo politico in Inghilterra, ma le autorità mi tengono ancora in stato di detenzione, come molte altre donne qui. Il ministero degli interni ha detto che vuole rivedere il mio caso, ma questo non può dargli il diritto di tenermi ancora chiusa in questa prigione in cui sto da sette mesi. Altre sono qui da tre anni. A Yarl's Wood ci sono donne sopravvissute a stupri e vittime di tortura. Ne abbiamo passate di tutti i colori e poi, quando siamo arrivate in Inghilterra, siamo state rinchiuse. Vengo da Santa Lucia. Io e mia figlia siamo state rapite dai trafficanti e là non abbiamo trovato alcuna protezione. Il giudice ha sentenziato che non posso essere rimandata a casa. Siamo tutte avvilite e ne abbiamo avute abbastanza. Vogliamo sapere perché siamo ancora qui. Molte di noi sono madri e hanno figli fuori di qui. Vogliamo vederli! Le condizioni di vita qui sono pessime e le guardie sono molto aggressive con noi, soprattutto da quando abbiamo cominciato lo sciopero della fame. Tutte le donne stanno discutendo di continuare lo sciopero della fame finché non riceviamo qualche risposta. Stiamo ricevendo molte lettere di supporto da parte di persone che sostengono la nostra campagna. Per favore, continuate a sostenerci. Verna Joseph, Yarl’s Wood

Approfondimenti (in francese) sulla protesta delle donne a Yarl's Wood e sulle rivendicazioni della lotta (in inglese).

Il 13 marzo a Hardmonsworth si terrà una manifestazione a sostegno dello sciopero della fame cominciato il 2 marzo in un altro dei lager inglesi e di cui potete leggere gli aggiornamenti (in inglese) qui.

Per ulteriori aggiornamenti:

In alto: Foto della manifestazione di attiviste/i femministe e no-border sotto il lager di Yarl's Wood lo scorso 21 febbraio

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